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Riprende la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori dei call center Crm/Bpo (assistenza alla clientela) che sciopereranno a partire dal 13 e fino al 27 luglio con modalità decise a livello regionale. L'astensione dal lavoro, decisa da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpc Uil, sarà accompagnata da iniziative già a partire da oggi (10 luglio).
Una emergenza occupazionale
Lavoratori e organizzazioni sindacali chiedono il sostegno della politica, con un appello rivolto direttamente ai parlamentari dei collegi elettorali e ai rappresentanti delle istituzioni. Il settore sta attraversando una fase di profonda trasformazione, segnata dall'introduzione massiccia di sistemi di automazione e intelligenza artificiale. "Una crisi senza precedenti – commentano i sindacati - il governo l'affronti". La mancanza totale di una governance sta trasformando un passaggio epocale, segnato dalla presenza sempre più massiccia dell’AI, in una emergenza occupazionale, con migliaia di posti a rischio.
"Totale assenza di confronto sindacale”
“L'accelerazione degli ultimi mesi è senza precedenti – dicono Slc, Fistel e Uilpc - avanzano chatbot, assistenti virtuali e sistemi di gestione automatizzata delle richieste dei clienti. Attività che fino a ieri richiedevano l'intervento umano vengono rimpiazzate da soluzioni algoritmiche, spesso introdotte senza alcun confronto preventivo con le rappresentanze sindacali, senza piani di riconversione professionale e senza garanzie occupazionali”.
Le richieste di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilfpc Uil
Una deriva che Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilfpc Uil denunciano da mesi, come denunciano anche il fatto di rimanere inascoltati. Con gli scioperi e le iniziative tornano ora a chiedere che il governo intervenga in modo strutturale. La priorità è l’apertura di un tavolo di confronto permanente con le aziende del settore e le parti sociali per governare l'impatto dell'AI sull'occupazione nel comparto. Quindi, l’introduzione dell'obbligo di confronto sindacale preventivo nel caso di impatto su mansioni e organici; la previsione di piani di formazione, riqualificazione e ricollocazione del personale; l’estensione e il rafforzamento degli ammortizzatori sociali specifici per il settore. Infine, i sindacati chiedono al governo di prevedere un contributo sociale alle committenze che con il taglio del personale e l'automazione generano ricavi e profitti. “Le segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilfpc Uil - conclude la nota sindacale - hanno piena consapevolezza che l’innovazione non si può fermare, ma non è accettabile che il progresso tecnologico, senza controllo e governo, si traduca in esuberi”.


























