La settimana Collettiva, sette notizie in cinque minuti. Ogni settimana una nuova puntata. Uno sguardo giornalistico per capire cosa sta succedendo e perché ci riguarda.

(montaggio a cura di Ivana Marrone)

La settimana si apre con una sentenza che riguarda tutti. La Corte d’Assise di Latina ha condannato a 16 anni Antonello Lovato per la morte di Satnam Singh, il bracciante indiano abbandonato davanti a casa, gravemente ferito, invece di essere soccorso. Una condanna importante, Perché, come ha ricordato Maurizio Landini in occasione del presidio organizzato dalla cgil fuori dal tribunale: quella di Satnam non è una tragedia individuale: è il prodotto di un sistema fatto di sfruttamento, ricatto e lavoro senza diritti.

E proprio parlando di lavoratori migranti, nei giorni scorsi si è tenuta la prima assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori migranti della Flai Cgil. Un momento di partecipazione e protagonismo che però ha avuto una coda inquietante. Dopo la pubblicazione di un video contro il razzismo, le pagine social di Collettiva sono state travolte da migliaia di commenti offensivi e discriminatori. Un episodio che dimostra quanto il razzismo sia problema culturale, e una realtà concreta che continua a colpire chi lavora, vive e costruisce il proprio futuro nel nostro Paese. Per questo Lunaria, Flai e Collettiva hanno annunciato possibili azioni legali: perché il web non è una zona franca.

E il tema dei diritti delle persone migranti torna anche in Piemonte. La Cgil ha lanciato la campagna “I diritti non si mettono in coda” per denunciare una situazione ormai insostenibile: circa 150 mila persone attendono da oltre un anno il rinnovo del permesso di soggiorno. Tempi lunghissimi che significano lavoro precario, difficoltà ad affittare una casa, impossibilità di progettare la propria vita. In altre parole: diritti sospesi.

Una sospensione dei diritti che, secondo la Cgil e le oltre quaranta organizzazioni del Tavolo Asilo e Immigrazione, riguarda anche i centri realizzati dal governo italiano in Albania. Con la campagna “RenditiConto”, le associazioni chiedono la chiusura delle strutture, denunciando non solo il costo economico dell’operazione – oltre 670 milioni di euro previsti in cinque anni – ma soprattutto il prezzo pagato in termini di trasparenza, democrazia e garanzie fondamentali.

Se i diritti sono sotto pressione, anche il lavoro continua a mandare segnali preoccupanti. Secondo l’ultimo rapporto Ocse, i salari reali in Italia sono ancora inferiori del 6,1% rispetto al 2021: il peggior dato tra le grandi economie industrializzate. Si lavora di più, ma si guadagna meno. E il problema non riguarda soltanto gli stipendi: il tasso di occupazione resta molto sotto la media Ocse, con difficoltà che colpiscono soprattutto giovani, donne e territori più fragili.

Una fotografia che ritroviamo anche nella vicenda dei rider. Glovo aveva promesso aumenti significativi per uscire dal controllo giudiziario imposto dalla Procura di Milano. Nella realtà, molti lavoratori hanno ricevuto conguagli di pochi euro. In alcuni casi addirittura pochi centesimi per quattro mesi di lavoro. Secondo il Nidil Cgil, il problema è sempre lo stesso: un algoritmo che continua a determinare tempi, compensi e condizioni di lavoro senza garantire vere tutele.

Infine, uno sguardo alla scuola. La Corte dei Conti ha certificato una situazione allarmante nell’edilizia scolastica italiana. Più della metà degli edifici non possiede il certificato di agibilità, quasi due terzi hanno certificazioni antincendio soltanto parziali e, nonostante miliardi disponibili, gran parte delle risorse resta bloccata. A tutto questo si aggiunge il tema delle temperature estreme: solo il 7% delle scuole italiane dispone di impianti di climatizzazione. Un problema che studenti e lavoratori hanno toccato con mano durante gli esami di maturità svolti in aule spesso vicine ai quaranta gradi.

Queste erano le sette notizie della settimana.
Sette storie per provare a capire cosa succede nel mondo del lavoro, nella politica e nella società. È La settimana collettiva. Noi ci sentiamo la prossima.