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Lavoro

Flex: Fiom e Cgil, no a piano per mascherare licenziamenti

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Flex ha presentato, al tavolo tenuto in videoconferenza presso il Mise, non un piano industriale ma "un generico esercizio fatto solo per arrivare a giustificare la decisione di tagliare le produzioni dal sito di Trieste" riducendo quindi l'occupazione e proponendo uscite incentivate ai lavoratori. Lo affermano Valentina Orazzini, coordinatrice nazionale del Gruppo per la Fiom e Silvia Spera, Area politiche industriali per la Cgil nazionale.

Secondo le due dirigenti sindacali "c'è qualcosa di non detto, un'intenzione forse di delocalizzare le attuali produzioni in Paesi con un più basso costo di produzione". "Quello presentato oggi - insistono - non è un piano industriale, di sviluppo e di innovazione, è un piano di massimizzazione dei profitti che abbandona qualsiasi tipo di ruolo sociale che un azienda deve avere: lo riteniamo assolutamente inaccettabile e chiediamo che venga ritirato".

"Non siamo disponibili a trasformare Trieste in un piccolo hub logistico che non crea valore aggiunto, che taglia l'occupazione, che impoverisce il tessuto industriale di un territorio e dell'intero paese, spostando le produzioni in altri Paesi dove è più conveniente continuare a produrre così come non siamo disponibili ad accettare che ci siano lavoratori di serie a e di serie b", sottolineano. "L'azienda è irrispettosa dell'intelligenza delle parti al tavolo - proseguono le due rappresentanti sindacali - quando dice che si sarebbe presentata senza azioni unilaterali e poi scopriamo che ha già provveduto a rescindere i contratti ai lavoratori interinali che lavorano nel sito da 8 anni. Per questo riteniamo che se c’è l'intenzione di andare avanti in questo tavolo è necessario avere risposte concrete, rimuovendo questo macigno dal tavolo e ritirando la rescissione dei contratti interinali che l'azienda ha deciso unilateralmente".

Il tavolo, sospeso fino alle 9 di domani, deve dare - concludono - "tutele alle lavoratrici e ai lavoratori somministrati, solo dopo si potrà aprire il necessario confronto su un vero piano industriale che rilanci lo stabilimento di Trieste che tuteli e sviluppi l'occupazione e le competenze strategiche".