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La vertenza

Softlab, dall'incontro al ministero nessuna risposta

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L'unico dato positivo è la previsione di calo dell'impatto della cassa a zero ore nel primo trimestre. I sindacati di categoria: "Necessario proseguire il confronto per dare un futuro a oltre 1.100 lavoratori"

L’incontro odierno tenuto presso il Mise su Softlab, in presenza e in videoconferenza e a cui hanno partecipato oltre ai funzionari del ministero, l’azienda, le organizzazioni sindacali nazionali e territoriali e gli enti locali, non è servito a dare risposte e prospettive. L’unico dato positivo è la previsione di calo dell’impatto della cassa a zero ore nel primo trimestre. Lo affermano Fim, Fiom, Uilm nazionali, in una nota congiunta.

"Abbiamo manifestato tutta la nostra preoccupazione - spiegano le sigle - per la mancanza di chiarezza sull’andamento generale del gruppo, sul mancato avvio del progetto industriale a Marcianise e per la debolezza finanziaria confermata anche dalla stessa impresa. In virtù di tale fragilità consegue spesso il ritardo delle spettanze delle lavoratrici e dei lavoratori. L’ipotizzato sostengo finanziario diretto da parte di Invitalia oggi è precluso per il regime 182-ter acceso dall’azienda per la ristrutturazione del debito risalente all’epoca operazioni di risanamento del 2017. Il Mise prefigura un possibile intervento di Invitalia solo a fronte di rafforzamento del capitale sociale da parte di un soggetto terzo". 

Come nei mesi precedenti "anche l’ipotesi di fondi straordinari per la formazione da parte della Regione Campania ventilati e richiesti dall’azienda rimangono solo negli annunci, infatti l’ente regionale non ha dato ancora nessuna luce verde. Abbiamo comunque richiesto - proseguono - che l’azienda calendarizzi al più presto un confronto con la Rsu di Caserta e Marcianise per confrontarsi sulle proposte e piani formativi. Su tutta la gestione del Gruppo permane l’insoddisfazione del sindacato perché nemmeno questa è stata l’occasione per approfondire lo stato dei progetti e le evoluzioni attese su tutte le linee di business né gli andamenti attuali che hanno reso necessaria la cassa integrazione". 

Il Mise ha quindi raccolto la necessità di un monitoraggio puntuale, perché una realtà di 1.124 dipendenti necessita di attenzione istituzionale e allo stesso tempo richiede impegno da parte dell’azienda a fornire tutta la condivisione delle informazioni possibili per esaminare l’evolversi della situazione. Come Fim, Fiom e Uilm "abbiamo chiesto con determinazione che il confronto sia aggiornato in tempi brevi perché preoccupati che la situazione di stallo si aggravi ulteriormente quando invece è necessario trovare soluzioni di garanzia per tutto il personale del gruppo, ripristinare la fluidità dei pagamenti, sanare gli arretrati contributivi, avviare fattivamente il progetto di reindustrializzazione e provare a installare relazioni industriali che escano dagli obblighi informativi e dalle ritualità ma costruiscano un confronto effettivo e sostanziale”.