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Il caso

La Fondazione cambia il contratto nazionale, è sciopero

Roma, 9 dicembre 2020: Funzione Pubblica, sciopero lavoratori dei Servizi Pubblici e presidio a Palazzo Vidoni
Foto: Marco Merlini
Emanuele Di Nicola
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Accade a Como. La Fondazione Ca d'Industria annuncia che non applicherà il ccnl del pubblico impiego a partire dal 1° ottobre. Scatta la protesta dei sindacati, sabato 25 settembre sciopero e corteo: "Torni subito indietro, i contratti non si toccano"

Sabato 25 settembre è sciopero alla Fondazione Ca d'Industria di Como, che si occupa della cura di anziani non autosufficienti. Lo hanno proclamato i sindacati del pubblico impiego di Cgil, Cisl e Uil, insieme alle Rsu. A incrociare le bracciare sarà tutto il personale: per promuovere l’iniziativa di protesta è previsto un corteo per le vie del centro cittadino dalle 9.30 alle 12.30. La mobilitazione è stata indetta contro la scelta della Fondazione di cambiare il contratto nazionale collettivo di lavoro a partire dal 1° ottobre.

I sindacati hanno incontrato l'azienda, ma la situazione non si è sbloccata. "In questi mesi la partecipazione non è mancata - spiegano le sigle - e per questo Cgil, Cisl e Uil ringraziano tutte le lavoratrici ed i lavoratori che nelle sono stati presenti ai presidi e durante i volantinaggi dei mesi di giugno e luglio, che hanno sostenuto la rivendicazione di parità di trattamento per tutto il personale. Mancano oramai poche settimane e il nostro obiettivo deve essere chiaro e netto: convincere il Consiglio di amministrazione a tornare sui propri passi". Il contratto non va cambiato, e la Ca d’Industria deve mantenere il contratto del pubblico impiego per tutto il personale.

Le organizzazioni quindi proseguono: "Restiamo convinti che il futuro della Fondazione Ca d’Industria non sia il cambio del contratto e l’impoverimento del personale. Tutti gli sforzi della Fondazione e del personale devono direzionarsi verso l’obiettivo comune di riempimento dei posti letto vuoti e di organizzazione di servizi che diano nuove prospettive rispondendo ai bisogni degli anziani della città di Como". Chiedono quindi un piano di rilancio, "condiviso con le istituzioni cittadine (in particolare del Comune di Como) e con il sostegno da parte di Regione Lombardia. Serve progettare forme alternative di assistenza ed un’offerta di servizi all’avanguardia che sia di qualità per gli ospiti anziani e per gli operatori".

La Fondazione ha dichiarato che il personale era in eccedenza e che il problema dei posti letto vuoti determinava un esubero di organico: ha quindi deciso di bandire un concorso per assunzioni a tempo determinato di operatori socio-assistenziali a partire dal primo di ottobre, già con il contratto Uneba. "Questa decisione - secondo i sindacati - conferma che la scelta di cambiare il contratto nazionale al personale non è comunque collegata allo stato di difficoltà economica della fondazione".

Il cambio di contratto è stato deciso indipendentemente dallo stato dei bilanci, ha come unico obiettivo l’impoverimento delle condizioni di lavoro dei nuovi assunti. Come sindacati, concludono, "non accettiamo questa modalità di gestione e riteniamo questo comportamento scorretto. Chiediamo alle istituzioni di intervenire rapidamente per istituire un tavolo di confronto trasversale (tra Fondazione, Comune e rappresentanti della Regione), che abbia l’obiettivo di provare a costruire un nuovo futuro per la fondazione e per il personale che in essa opera".