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La protesta

Un grido dalla piazza: «Siamo tutti Gkn»

Foto: www.facebook.com/FiomFirenze
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Migliaia di persone manifestano a Firenze,. in Santa Croce, per lo sciopero generale territoriale di quattro ore contro la decisione del fondo inglese Melrose di dismettere lo stabilimento di Campi Bisenzio e licenziare i 422 dipendenti. Re David, Fiom Cgil: "Impediremo la chiusura della fabbrica, il governo ha sbagliato a sbloccare i licenziamenti prima di promuovere leggi adeguate"

“Siamo tutti Gkn”, questo lo slogan più gridato. In migliaia hanno manifestato stamani (lunedì 19 luglio) a Firenze, in piazza Santa Croce, per lo sciopero generale territoriale di quattro ore indetto da Cgil, Cisl e Uil a sostegno della vertenza dell’azienda metalmeccanica di automotive di Campi Bisenzio, di cui la proprietà (il fondo d’investimento inglese Melrose) ha deciso la chiusura, con il conseguente licenziamento dei 422 dipendenti. Un presidio cui hanno partecipato lavoratori e cittadini, esponenti di partiti, associazioni ed enti istituzionali (come la Regione Toscana e i 42 Comuni dell’area metropolitana), in una piazza strapiena di striscioni e gonfaloni, bandiere e rulli di tamburi, in un’atmosfera di rabbia e solidarietà, ma anche di affetto e commozione.

“Noi impediremo la chiusura di questa fabbrica. Devono fare i conti con i lavoratori e con chi li rappresenta”: così la segretaria generale della Fiom Cgil Francesca Re David, parlando nel corso della manifestazione di Firenze. “È impensabile che siano fondi e multinazionali a fare le politiche industriali di questo paese. Il governo ha sbagliato a sbloccare i licenziamenti dell'industria prima di promuovere leggi adeguate e politiche industriali”, ha proseguito l’esponente sindacale, rimarcando che “il settore dell’automotive è un settore in trasformazione profonda, il passaggio dall'endotermico all'elettrico è un elemento fondamentale. C'è bisogno di leggi, di politiche industriali, che in questo Paese mancano da troppo tempo".


I lavoratori sono arrivati in piazza Santa Croce in corteo, sommersi dagli applausi. Ad aprirlo un maxi striscione con su scritto “Insorgiamo”, motto ripreso dalla Resistenza: dietro operai e impiegati con le loro famiglie, tutti con le magliette del collettivo di fabbrica. “Siamo entrati in piazza con la bandiera dell’Anpi e quella originale della Brigata Sinigaglia perché i ventenni bui a volte capitano nella storia, ma c'è un giorno in cui finiscono”, ha detto Dario Salvetti, della Rsu aziendale: “Io non so se questo è il giorno, ma so che abbiamo l'obbligo di provare a insorgere, di trasformare questa lotta in una mobilitazione più generale, altrimenti non ci salviamo. E Firenze suoni la Martinella per dire che entriamo in battaglia e che bisogna liberarsi”.

Un atto di "violenza inaudita" non solo verso i lavoratori e le lavoratrici, ma anche verso un’intera comunità e le istituzioni che la rappresentano. Così la segretaria generale della Cgil Firenze Paola Galgani definisce la decisione del fondo Melrose, sottolineando però che "oggi la piazza di Firenze ha dato una risposta importante fatta di lotta, mobilitazione e solidarietà, per questa e per tutte le altre tante vertenze, e così si andrà avanti. Abbiamo bisogno che la politica si riappropri del proprio ruolo, non è possibile che un qualsiasi amministratore delegato conti più dell’interesse generale. Si può fare: lo ha dimostrato il sindaco di Campi Bisenzio firmando un’ordinanza che prima ancora che un atto amministrativo è un atto politico, di chi sceglie da che parte stare”.