Colletiva logo CGIL logo
Colletiva logo CGIL logo

Salute e sicurezza

Vicenza, 20 luglio manifestazione regionale

Cgil Veneto, Christian Ferrari 
  • a
  • a
  • a

Martedì 20 luglio, a Vicenza, manifestazione regionale unitaria di Cgil, Cisl e Uil. "I numeri parlano chiaro - denunciano Ferrari, Refosco e Toigo -: con la ripartenza delle attività economiche , hanno ripreso la corsa anche infortuni e morti sul lavoro. La comprensibile voglia del mondo delle imprese di recuperare quanto perso durante i medi blocco non può e non deve tradursi in minori investimenti nella prevenzione e nella formazione. La sicurezza non è un costo"

"I recenti dati veneti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro sono molto preoccupanti. Nei primi cinque mesi del 2021, secondo l’ultimo rilevamento dell’Inail, le denunce di infortunio hanno raggiunto quota 27.177 (+17,6% rispetto allo stesso periodo del 2020), le denunce d’infortunio con esito mortale sono 35 (+ 25%), le denunce di malattia professionale 1.439 (+55,9%). Evidentemente, nel confronto, pesano il lockdown e le restrizioni subite da tante attività economiche e commerciali durante la primavera dello scorso anno e che hanno riguardato particolarmente la nostra Regione. Ma sono comunque numeri che ci riportano ai livelli del 2019 (e in alcuni casi anche li peggiorano): si tratta di livelli di insicurezza sul lavoro inaccettabili". Così Cgil, Cisl e Uil Veneto in un comunicato unitario.

"Anche dal paragone con le medie nazionali non ne usciamo bene. C'è, effettivamente, un peggioramento in tutto il Paese rispetto al 2020, ma con incrementi molto inferiori ai nostri: nello stesso periodo, in Italia, le denunce di infortunio registrano infatti un +5,7%, con esito mortale un + 0,5%, malattie professionali +43,43%. Sul totale degli infortuni, ha certamente inciso la pandemia, visto che negli ultimi 15 mesi (tra il marzo 2020 e il maggio 2021) le denunce per contagio da Covid 19 in occasione di lavoro sono state in Veneto 18.540 (il 10,6% del totale nazionale), di cui 28 con esito mortale. Il 74,3% dei contagi ha riguardato le lavoratrici, segno di quanto le donne siano state decisive durante i mesi più duri per garantire non solo le prestazioni sanitarie, ma tutti i servizi considerati essenziali, che non si sono mai fermati", prosegue la nota sindacale.

Per contrastare tutto questo, per pretendere una svolta, per cambiare modello di sviluppo, le tre sigle confederali, insieme alle lavoratrici e ai lavoratori, scenderanno in piazza. E lo faranno il martedì 20 luglio del 2021, alle ore 18, in piazza dei Signori a Vicenza, dove si terrà la manifestazione 'Fermiamo la strage nei luoghi di lavoro, con l’obiettivo di sostenere la piattaforma nazionale e la vertenza regionale su salute e sicurezza. Interverranno le delegate, i delegati, gli Rls delle aziende, oltre ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Veneto.

"I numeri parlano chiaro – dichiarano Christian Ferrari, Gianfranco Refosco e Roberto Toigo, rispettivamente segretari generali di Cgil, Cisl, Uil Veneto –: con la ripartenza delle attività economiche hanno ripreso la corsa anche gli infortuni e gli incidenti mortali per le lavoratrici e i lavoratori. La salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro sono le nostre principali priorità, sono valori e principi irrinunciabili. La comprensibile voglia del mondo delle imprese di recuperare quanto perso durante i mesi di blocco non può e non deve tradursi in minori investimenti nella sicurezza, nella formazione. La sicurezza non è un costo".

"Abbiamo ottenuto, lo scorso 29 giugno, la riapertura del tavolo sul piano strategico regionale su salute e sicurezza. Va riaggiornato e, soprattutto, va fatto il punto su ciò che non ha funzionato: chiediamo, ad esempio, il rafforzamento degli enti di vigilanza, a partire dal dipartimento prevenzione della Regione Veneto e dagli Spisal, che invece si stanno progressivamente indebolendo. E questo percorso, oltre al rinnovato impegno del sindacato nei territori e nei posti di lavoro, deve riguardare da una parte le scelte politico - istituzionali e, dall’altra, quelle dei datori di lavoro, a partire da una forte assunzione di responsabilità delle loro associazioni di rappresentanza", concludono i tre dirigenti sindacali.