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La protesta

Somministrati a casa, sciopero e presidio

Foto: Marco Merlini
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Lavoratori in missione in Poste italiane si fermano il 14 giugno per l'intera giornata: a ogni scadenza, solo una parte dei contratti viene prorogata. Nidil, Felsa e Uiltemp: “L'azienda di Stato non rispetta gli impegni presi al Mise"

Sciopero nazionale per i somministrati che lavorano in Poste italiane il 14 giugno l’intera giornata. Lo hanno proclamato i sindacati di categoria Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp dopo che l’agenzia per il lavoro Adecco ha comunicato che dei 57 contratti in scadenza il 31 maggio solo 45 saranno prorogati: gli altri 12 non proseguiranno la missione e si aggiungeranno agli 8 lasciati a casa il 30 aprile scorso.

Si tratta di lavoratori, 425 in totale quelli in somministrazione in missione alle Poste, che dopo aver assicurato le prestazioni anche nelle fasi più acute della pandemia, hanno anche accettato di cambiare mansione pur di avere la continuità occupazionale: da autisti dotati di certificazione di abilitazione professionale sono diventati portalettere. Ma neppure il cambio di mansione è servito per garantire a tutti il posto.

“Poste italiane continua a mettere in discussione gli impegni assunti al ministero dello Sviluppo economico senza alcuna giustificazione – affermano le tre categorie in una nota unitaria -. Riteniamo questo atteggiamento irrispettoso e lesivo della dignità dei lavoratori”. In concomitanza con le assemblee che si stanno svolgendo su tutto il territorio, oltre allo sciopero è stato organizzato anche un presidio davanti al Mise a Roma il 14 giugno alle 10.30. “Auspichiamo un tempestivo e risolutivo intervento del Ministero – concludono Nidil, Felsa e Uiltemp – per richiamare Poste come azienda di Stato al rispetto degli impegni, per garantire a tutti i lavoratori di poter continuare semplicemente a lavorare”.