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Le trattative

Per i contratti provinciali non c'è più tempo da perdere

Foto: (fotografia di U.S. Department of Agricolture, da Flickr)
Davide Fiatti
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Scaduti nel dicembre 2019, sono 96 e finora solo nove sono stati firmati. Da rinnovare anche il ccnl: lavoratrici e lavoratori agricoli non possono più aspettare

Il contratto in agricoltura ha una struttura particolare, legata alle peculiarità del settore. C’è un contratto collettivo nazionale di lavoro che scadrà il prossimo 31 dicembre e che ha durata quadriennale. Poi ci sono i contratti provinciali di lavoro. In tutto sono 96. I salari sono coperti per due anni dal contratto nazionale e per gli altri due dai contratti provinciali e, pertanto, il salario determinato da contratti provinciali è di primo livello come quello del contratto nazionale. Ma il biennio coperto da questi ultimi è ormai terminato nel dicembre 2019 e finora di rinnovi ne sono stati portati a casa solo nove.

Sicuramente ci stiamo muovendo in un contesto reso ancor più difficile dalla pandemia. Già nel rinnovo precedente abbiamo avuto grosse difficoltà. Quindi il ritardo è dovuto in parte alla situazione contingente, in parte invece a una resistenza sotterranea delle parti datoriali.

Le resistenze sono quelle classiche: le imprese vogliono spendere il meno possibile. Inoltre, con la legge 199 contro il caporalato è stato modificato l’articolo 603 del codice penale: per la prima volta nella storia italiana è stato messo nero su bianco che orari, ferie e salario di riferimento perché un datore sia considerato in regola dal punto di vista penale sono i contratti nazionali e territoriali firmati dai sindacati. Questo ha comportato un’attenzione maggiore da parte dei datori di lavoro alla parte economica, spesso associata alla richiesta di individuare salari più bassi di quelli esistenti e concordati.

La potestà contrattuale dei cpl è provinciale per cui formalmente e sostanzialmente le piattaforme sono elaborate dalle strutture provinciali di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil. Questo perché ogni territorio ha una storia a sé e una situazione diversa. Quello che facciamo a livello nazionale è assicurarci che alle nostre strutture territoriali arrivino delle linee guida di massima che elaboriamo unitariamente e che danno indicazioni su temi generali come, per esempio, appalti e violenze di genere. Sul salario definito dai contratti provinciali le paghe orarie sono estremamente variabili da territorio a territorio. Si va da poco meno di 6 euro a oltre 15 euro a seconda della provincia. Questo perché l’agricoltura è fatta da produzioni molto diverse tra loro che hanno un diverso margine di valore e implicano professionalità diverse. Anche gli aumenti vengono richiesti a percentuale. Non esiste un parametro definito e uguale per tutti. Ma la grande preoccupazione è che difficilmente si riesce a recuperare il pregresso, ciò significa che al momento abbiamo ancora 15 mesi scoperti che difficilmente saranno recuperati.

Anche per questo saremo in piazza. Il tempo stringe e per le lavoratrici e i lavoratori del settore è essenziale rinnovare rapidamente i contratti provinciali.


Davide Fiatti è segretario nazionale Flai Cgil