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La protesta

Sicor di Bulciago (Lecco): sciopero contro la chiusura

Giorgio Sbordoni
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La Teva, multinazionale israeliana che ha rilevato il sito nel 2002, se ne andrà entro tre mesi lasciando senza lavoro i 109 dipendenti. In un territorio dove non si contano più le vertenze (la Henkel nel comasco è a pochi chilometri). E a due mesi dalla fine del blocco dei licenziamenti. Così si cancellano cinquant'anni di storia industriale nella zona. La video testimonianza di Nicola Cesana, segretario generale della Filctem Cgil provinciale

50 anni di storia non si cancellano. Per questo i lavoratori della Sicor (Teva), azienda farmaceutica con una sede a Bulciago, provincia di Lecco, hanno indetto uno sciopero di 8 ore per tutti i turni nella giornata di oggi (lunedì 22 febbraio) e un presidio davanti ai cancelli dello stabilimento per tutto il pomeriggio. È la risposta dei dipendenti e della Rsu Filctem Cgil e Uiltec Uil alla decisione improvvisa di chiudere i battenti entro tre mesi, comunicata alle organizzazioni sindacali dal management lo scorso 16 febbraio.

 

 

“Siamo spiacenti di informarvi che abbiamo intenzione di chiudere il sito di Bulciago”. Iniziava così, martedì scorso, 16 febbraio, quella che doveva essere una normale riunione di aggiornamento tra la Sicor (Teva) e i sindacati. A raccontarlo, nel video (a cura di Fabio Landrini, ufficio stampa Cgil provinciale), è Nicola Cesana, segretario generale della Filctem Cgil di Lecco. “Dopo 12 mesi di pandemia, a due mesi di distanza dalla fine del blocco dei licenziamenti, quello che ha compiuto la multinazionale è un delitto, ragionato a freddo. Inaccettabile. Per questo, dopo aver portato la nostra solidarietà alla Henkel di Lomazzo, pochi chilometri di distanza, nella provincia di Como, saremo in presidio. Il quelle stesse ore il coordinamento nazionale incontrerà l’azienda”.

La Teva, multinazionale israeliana, diventata proprietaria del sito nel 2002, “decide – scrivono i delegati nel comunicato – di cancellare cinquant'anni di storia industriale del nostro territorio e di smantellare l'impianto che dà lavoro, ad oggi, a 109 persone. In un periodo terribile come quello che stiamo vivendo da ormai un anno, Teva sceglie di creare un'altra crisi sociale, dopo aver condotto in modo scellerato il sito negli ultimi anni. Non possiamo assistere inermi a questa situazione e metteremo in atto qualsiasi iniziativa possibile per cambiarla”.