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Custonaci

Dentro la cava

Davide Colella
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Dall'emergenza Covid, negli impianti di trasformazione marmiferi scarseggia la materia prima. Secondo le parti sociali, la causa è l'eccesso di burocrazia che impedisce lo sfruttamento di nuovi giacimenti e frena l'economia siciliana

A Custonaci, su 5 mila abitanti, almeno 1.500 sono impiegati nelle oltre 200 cave di marmo sparse tra monte Cofano e monte Sparagio, su una superficie di tre chilometri quadrati. Un settore che per il comune trapanese vale oltre 45 milioni di euro, grazie ai blocchi di "perlato di Sicilia" esportati in tutto il mondo, facendo di Custonaci il secondo bacino marmifero italiano.

A livello regionale, gli addetti superano le 10 mila unità, la stragrande maggioranza impiegati nel settore della trasformazione della materia prima, per oltre 140 milioni di euro di esportazioni. Oltre il 7% del Pil dell'Isola. Un'attività antichissima: oltre 2.500 anni fa, nel VI Secolo a. C., dalle cave di Cusa furono estratti i materiali per erigere i templi di Selinunte.