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La storia

La Coop chiude, i lavoratori no

Simona Caleo
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In Sicilia una rete di supermercati cessa l'attività. Ma i dipendenti rilevano i negozi e, nel giro di pochi anni, col marchio Decò, ottengono il primo bilancio in attivo

Scicli, Pozzallo, Pachino: arriva dal Sud Est della Sicilia la storia del successo che ha premiato il coraggio e l’ostinazione di un gruppo di lavoratori. La vicenda comincia nel 2014, quando Coop comunica bruscamente ai dipendenti di avere deciso di abbandonare quel territorio. “Dicevano che eravamo meno produttivi delle altre aree, che il conto economico non reggeva” racconta Giovanni Barrera, presidente della cooperativa che oggi, dopo qualche anno da quel punto di rottura e qualche peripezia, può dichiarare il suo primo bilancio in attivo. “Con la dismissione si andava verso una cessione dei negozi, che prevedeva il passaggio a qualche padroncino locale – spiega Francesco Pisana, Filcams Ragusa -, si sapeva che non sarebbe stato rispettato il contratto nazionale e che i dipendenti avrebbero lavorato più ore di quelle retribuite”. È così che i lavoratori, con il supporto della Filcams e della Lega delle Cooperative, hanno utilizzato l’anticipazione della mobilità e si sono buttati in questa avventura.

“Abbiamo lavorato in quel mondo una vita intera – racconta Barrera – io sono entrato a 18 anni e oggi ne ho 52, sono cresciuto con la Coop e i suoi valori”. All’inizio, nel 1977, c’era la cooperativa Primo Maggio, con 15 punti vendita. La crisi ha visto arrivare la Coop, che nel 2012 ha rilevato i supermercati, chiedendo sacrifici ai lavoratori: molti di loro sono passati al part-time, ma c’era ancora fiducia.

Il rapporto con Coop però con il tempo si incrina, la politica commerciale riservata a quel territorio, che prevedeva l’introduzione di prodotti lontani dai gusti locali e l’esclusione di tutti i fornitori della zona, è stata secondo Barrera la causa principale del calo di fatturato che ha portato poi Coop a optare per la cessione. “Ci sono state tante riunioni, tante discussioni, ma non siamo stati ascoltati. Tra i paesi dell’area, anche se vicini tra loro, c’è una grande differenza dal punto di vista commerciale: non hanno voluto considerare l’identità del territorio”. Il presidente della nuova cooperativa ricorda bene quel giorno, quando la dirigenza gli ha comunicato la notizia della cessione e d’istinto, “senza avere ancora parlato con la ‘famiglia’, come chiamo i miei colleghi, ho detto loro che se volevano chiudere l’area sud est noi dipendenti l’avremmo assorbita. La risposta è stata subito negativa”.

È cominciata una lotta che ha visto i lavoratori occupare il consiglio comunale di Pozzallo, rivolgersi al prefetto, coinvolgere tutta la comunità. “Alla fine ci hanno detto sì”. Non volevano soltanto i negozi, avrebbero voluto conservare il marchio Coop, ma per quello non c’è stato niente da fare. Nel 2015 viene fondata la cooperativa Giorgio La Pira e vengono compiuti gli altri passi necessari al compimento dell’operazione, il rilevamento dei contratti di affitto dei locali e la scelta dell’insegna per ripartire. È la Sisa, che dopo sei mesi fallisce. I lavoratori non si perdono d’animo e ripartono: è così che arrivano al franchising con il gruppo Arena e al marchio Decò, la sigla vincente con la quale approdano al bilancio in pareggio del 2019 e a quello positivo del 2020. Nonostante la ristrutturazione del punto vendita di Pozzallo, costata circa 500 mila euro, il fatturato della cooperativa, dopo la perdita consistente del primo anno, dal 2016 al 2020 è triplicato, i lavoratori sono passati da 24 a 34.

“È una gioia per noi – dice Barrera –. Ci siamo, ce l’abbiamo fatta e dobbiamo essere d’esempio per tutti i colleghi che lavorano nei supermercati. Se credete nella vostra professionalità e avete la possibilità di prendere in gestione il negozio, fatelo. Perché si può riuscire, noi ci siamo riusciti”.