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Regione

Cgil Puglia, subito un "patto per lavoro e sviluppo"

Foto: Livio Senigalliesi (Agenzia Sintesi)
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Un patto per il lavoro e lo sviluppo sostenibile in Puglia: la definizione della cornice strategica dentro la quale definire obiettivi, progettualità e interventi prioritari a valere sulle risorse del Recovery fund, del React, della programmazione comunitaria dei prossimi sette anni. È la proposta avanzata dal segretario generale della Cgil Puglia, Pino Gesmundo, al presidente della Regione Michele Emiliano nel corso della ormai tradizionale conferenza stampa di inizio anno. “Il presidente si faccia promotore di questa iniziativa, non è certo una stagione da uomini soli al comando quella che stiamo vivendo", spiega Gesmundo: "Pensiamo che nel reciproco riconoscimento dei ruoli e nel rispetto dell’autonomia di ogni soggetto, una proposta che arrivi dalla sintesi delle idee e dei suggerimenti degli attori istituzionali e sociali possa avere più forza”.

Per la Cgil dovrà essere uno strumento operativo nel confronto tra Regione, Province, Città metropolitana, Comuni, università, enti di ricerca, rappresentanza del mondo del lavoro, delle imprese, della cooperazione. "Una sfida - prosegue il segretario generale - di partecipazione e democrazia, e assieme un’assunzione collettiva di responsabilità nelle risposte da dare per migliorare la qualità della vita delle persone. Un sistema di relazioni che conduca alla condivisione di obiettivi e interventi”.

Una proposta che nasce dalla straordinarietà della fase storica: “Da un lato la profondità della crisi legata all’emergenza sanitaria, che si somma a ritardi e fragilità economiche e sociali preesistenti, dall’altro per l'incredibile disponibilità di risorse stanziate dall’Europa", illustra l'esponente sindacale: "L’Italia ha a disposizione 208 miliardi del Recovery plan, 13,5 miliardi del React, le risorse del Fondo sviluppo e coesione, quelle per la politica agricola comunitaria. Occorre spendere bene, intervenire sulle debolezze strutturali, proporre progetti credibili. Il sistema territoriale della Puglia deve svolgere un ruolo da protagonista nell’individuazione e programmazione delle priorità e degli interventi”.

E il portato della crisi è in alcuni numeri che cita il segretario generale della Cgil Puglia, “indicatori economici e sociali dietro i quali, ricordiamolo sempre, c’è la vita di persone in carne e ossa”. Una stima di perdita del Pil dell’11 per cento nel 2020, 18 mila posti di lavoro persi, 220 mila lavoratori in cassa integrazione, un aumento di 35 mila unità dei percettori di reddito di cittadinanza, 125 mila in Puglia nel complesso. Oltre un quarto della popolazione regionale che vive nella fascia di povertà relativa, 54 tavoli di crisi aperti alla task force regionale per l’occupazione, che interessano 15 mila lavoratori diretti e 4 mila indiretti.

Un valore delle economie illegali pari a 5,5 miliardi annui, in conseguenza del quale la Puglia – lo afferma l’Istat – è la regione con la più alta quota di rivalutazione del valore aggiunto sotto-dichiarato, pari al 9,7%. “Solo tra gennaio e settembre abbiamo avuto 100 mila ore di cassa integrazione, quasi la metà ha interessato l’industria, un terzo i servizi", riprende il segretario Cgil: "Ci sono settori che hanno pagato di più di altri, pensiamo a quello della cultura e dello spettacolo, così come il dato sull’occupazione in calo certifica la diffusione di forme di lavoro precario e a termine che con il blocco dei licenziamenti sono andati a scadenza senza avere rinnovo”.

La Cgil Puglia ha le sue proposte, “presentate in una piattaforma a settembre scorso, e indicano asset e interventi che sono dentro la cornice indicata dall’Unione Europea e dal governo con il Piano nazionale di ripresa e resilienza. La riconciliazione tra produzione e ambiente, con una transizione energetica dal carbone all’idrogeno per la quale vi sono precise somme stanziate. La cura del territorio, per garantire sicurezza ai cittadini e preservare il bene principale per settori quali turismo e agricoltura. La transizione digitale e lo sviluppo delle reti. Ancora, il completamento del sistema logistico e della mobilità, la razionalizzazione del sistema idrico, fondamentale per il settore primario, investimenti sull’innovazione e sul sistema della formazione e della ricerca”, elenca Gesmundo. Senza dimenticare “il miglioramento del sistema sanitario regionale, che pure ha palesato criticità durante la pandemia, soprattutto la necessità di rivedere il sistema di accreditamento a partire dalle Rsa. In generale un miglioramento delle politiche di welfare, la creazione di buona occupazione che blocchi l’esodo soprattutto dei giovani. Solo nel 2018 oltre 16 mila sono emigrati dalla Puglia, un terzo laureati”.

Spendere nel modo migliore le risorse è il mantra della Cgil Puglia, “legandole alle vocazioni e alle emergenze che vive questo territorio, colmando gap storici sul piano delle infrastrutture materiali e immateriali, per migliorare la qualità della vita delle persone e rendere più competitiva e attrattiva la regione sul versante degli investimenti. Abbiamo un’occasione unica, irripetibile, servono progettualità concrete, è necessario far presto, e il confronto tra tutti i soggetti può portare a sintesi il meglio delle proposte e delle idee che attraversano la società pugliese. Un’occasione che darebbe forza alla proposta e chiamerebbe tutta la classe dirigente pugliese ad una assunzione di responsabilità”.