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Il caso

I duemila di Firenze

Simona Ciaramitaro
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Il Covid rivela tutta la precarietà di una categoria di lavoratori: contratti di collaborazione anche per chi ha anni di onorata carriera. Il Nidil Cgil, insieme alla Slc, danno vita a iniziative per non far morire il settore

Dalla situazione di profonda crisi del settore dello sport ai lavoratori in carne e ossa: sono in 138 mila in tutta Italia coloro che hanno chiesto il sussidio per fare fronte alle misure anti-pandemia, duemila solamente a Firenze. Il Nidil Cgil lancia l’allarme dopo le tante telefonate ricevute dei lavoratori dello sport, preoccupati per il loro futuro e non sanno quanto ancora potranno resistere economicamente in questo stato. Il sindacato ha quindi dato il via a una serie di iniziative, la prima è stata un incontro via web dei referenti nazionali di Nidil Cgil e Slc Cgil e Cosimo Guccione, Assessore allo sport e alle politiche giovanili del Comune di Firenze, nel corso dell’assemblea in videoconferenza dei lavoratori autonomi dello sport e collaboratori sportivi. 

Giulia Tagliaferri, del Nidil Cgil fiorentino, è sicura che quelli in difficoltà siano ancor più dei citati: “Il dato di chi ha chiesto il sussidio ci viene dalle domande presentate alla società sport e salute, ma è una stima approssimativa perché non tutti hanno inoltrato la richiesta. E anche a livello nazionale i numeri sono sottostimati”.

Il sindacato ha lanciato un sondaggio online tra coloro lavorano nel settore come collaboratori sportivi (76%) e liberi professionisti a partita Iva (20%). Emerge che il 42% del campione svolge questo lavoro da più di 10 anni e per il 77% è l’unica fonte di reddito da lavoro. Reddito che per quasi il 50% dei rispondenti si attesta tra i 10 mila e i 15 mila euro. Solo una piccola percentuale dei collaboratori sportivi o dei liberi professionisti che hanno risposto al questionario lo svolge come secondo lavoro. La gran parte di loro (42%) ha tra i 19 e i 30 anni, gli over 50 sono il 12%, la dimostrazione che si tratta di un lavoro che coinvolge trasversalmente diverse fasce d’età. La metà del campione ha un unico datore di lavoro e, quanto al sesso, si rileva una prevalenza femminile (62,7%).

A Firenze, come in tutta Italia, il contratto di collaborazione sportiva e la partita Iva rappresenta il 40% degli addetti del settore, per questo motivo è stato sollecitato dal sindacato fiorentino il confronto con l’assessorato competente. “All’incontro del lavoratori con Cosimo Guccione – racconta Tagliaferri – abbiamo illustrato la nostra forte preoccupazione per una sospensione delle attività sportive che mette fortemente a rischio il comparto. C’è chi in questi mesi si è adoperato per mettersi in regola spendendo anche ingenti risorse economiche, a maggior ragione le chiusure generalizzate possono condurre alla perdita del posto di lavoro”.

L’assessore allo Sport ha risposto con una serie di aperture che riguardano la necessità di non fare ricadere i costi della crisi pandemica sugli operatori del settore, la battaglia per normare il settore con il Testo unico all’esame del Parlamento e sulla necessità di tenere aperto un confronto con le parti sociali e fare di Firenze un laboratorio di sperimentazione.

“Abbiamo lanciato un appello ai lavoratori affinché facciano sentire la propria voce. Dovremo ora avere la forza – conclude Tagliaferri – per continuare con una serie di iniziative, anche via web, e, se ci sarà una mobilitazione nazionale, non faremo mancare la nostra presenza”.