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L'inchiesta

Viaggio nei trasporti

Trasporto pubblico © Marco Merlini Roma, 27 agosto 2020 Trasporto pubblico in città
Foto: Marco Merlini
Arianna Longo
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Tra limite di capienza e rispetto della sicurezza, qual è il quadro nelle principali città italiane? Lo abbiamo chiesto ai segretari Filt Cgil di Torino, Milano, Bologna, Roma, Napoli e Bari

Nuovo limite di capienza dei mezzi pubblici al 50%? Desta preoccupazione nella capitale. Sulle uniche due linee della metropolitana funzionanti “nelle ore di punta non si è mai riusciti a rispettare nemmeno il tetto dell'80%”. A denunciarlo è il segretario Filt Cgil Roma e Lazio Eugenio Stanziale. Dalle cinque alle sette e mezza del mattino rispettare le norme di sicurezza a bordo dei vagoni è impossibile, perché “la rete metropolitana di Roma è inadeguata all'estensione della città”. Le carenze non mancano neppure in superficie: a fronte dei duemila autobus necessari, l'Atac dispone di sole 1.300 unità. Per far fronte alle difficoltà aggiuntive della pandemia, si è fatto “ricorso a pullman turistici che però non riescono a muoversi facilmente per le strade del centro, quindi sono impiegati solo per le tratte periferiche”, lasciando sguarniti diversi snodi sensibili.

Anche il capoluogo ambrosiano potrebbe adottare bus privati a sostegno del trasporto pubblico. Senza dimenticare, però, che “questi mezzi non sono connessi alla rete di tracciamento di Atm” (l'azienda municipalizzata del settore), quindi “non potrebbero essere destinati alle tratte urbane, ma solo a quelle extra-urbane”, avverte il segretario generale della Filt Cgil di Milano Angelo Piccirillo. La “strada maestra resta un coordinamento tra agenzia e istituzioni, per scaglionare gli orari della città e rendere l'utenza più uniforme”. Al momento “tra le 6.45 e le 7.45 ci sono dei picchi pari a quelli del periodo pre-Covid, ma già alle dieci i vagoni della metro sono semivuoti”. Le tratte più critiche restano quelle che connettono Milano al suo hinterland, da cui ogni giorno migliaia di pendolari gravitano verso il centro. “Ci sono state anche altre criticità”, racconta Piccirillo. “Quando un convoglio aveva bisogno di manutenzione straordinaria, veniva inviato alle officine senza essere sanificato”, mettendo a rischio la salute dei lavoratori che avrebbero dovuto ripararlo.

La sanificazione dei mezzi pubblici è anche uno dei punti spinosi della vertenza in corso tra sindacati e comune di Torino. “Abbiamo proposto una rimodulazione dei turni per ridurre i cambi del personale alla guida, dunque anche le volte in cui le cabine andrebbero igienizzate”, spiega il segretario della Filt di Torino Antonino Crinò. Altri problemi, invece, si trascinano da più tempo. Per far fronte al sotto organico, la società torinese dei trasporti (Gtt) ha stipulato con i nuovi assunti “contratti penalizzanti in termini di scatti di anzianità e aumenti salariali conseguenti”. Per tutte queste ragioni, “il 23 ottobre abbiamo scioperato e siamo pronti a mobilitarci ancora”.

A Bologna e a Napoli, invece, la Filt ha indetto uno sciopero di quattro ore per venerdì 13 novembre. Una stessa data per retroscena diversi. Nel capoluogo emiliano “il sistema ha retto perché il sindacato ha spinto il comune e l'azienda a dedicare 220 mezzi aggiuntivi per il servizio scolastico e ad attivare Roger, l'app che informa gli utenti in tempo reale sull'affollamento delle corse”, spiega il segretario Filt Andrea Matteuzzi. I problemi qui ruotano intorno alle mancate misure di sicurezza a tutela dei conducenti: “È da mesi che non si applica più la chiusura della porta anteriore dei bus, né il distanziamento dei passeggeri dalla cabina di guida”.

Per il suo omonimo partenopeo Amedeo D'Alessio, invece, “con l'apertura delle scuole, i trasporti sono andati al collasso”. L'Anm (azienda che gestisce il trasporto urbano) avrebbe bisogno del 15% in più degli autisti, di altri 70 operai addetti alla manutenzione e decine di capiservizio. A causa del sotto organico, “la funicolare di Mergellina rischia di chiudere, mentre la metropolitana viaggia con soli sette treni”.

L'inizio dell'anno scolastico aveva provocato uno scossone anche a Bari. La risposta del comune e della società di trasporti? Ricorrere ai fruitori del reddito di cittadinanza per presiedere al rispetto del distanziamento durante l'attesa alle fermate più affollate dei bus, insieme ai momenti di salita e discesa. “La mattina gli autobus che arrivavano in città dai paesi limitrofi erano già pieni, quindi l'autista non poteva far salire altre persone nella tratta urbana”, racconta il segretario della Filt locale Gennaro Fiorentino.