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Lavoro agile

I dannati dello smart

La mossa di Fastweb: smart work per tutti contro il coronavirus
Foto: fotografia di Takashi Hososhima (da Filckr)
Maria Antonia Fama
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Lavorare da casa ha penalizzato l'indotto delle attività che ruotano intorno agli uffici. Le aziende risparmiano 10 mila euro per ogni dipendente che resta a casa. Di Labio (Filcams): "Pensare a un modello sostenibile e redistribuire la ricchezza prodotta"

In meno di un anno sono andati persi 240 mila posti nel turismo e 191 mila nel commercio. È l’effetto Covid, (secondo i dati Istat analizzati dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro) su alcuni tra i settori che il virus ha maggiormente aggredito. Turismo, commercio e servizi non hanno potuto mettersi al riparo grazie al lavoro agile e anzi, in alcuni casi, ne sono stati danneggiati. Lo smart working ha, infatti, penalizzato tutto quanto ruota attorno alle attività di ufficio: società di noleggio e leasing di vetture (-15,2%); ricerca e selezione  di personale (-18,6%); servizi per gli edifici, come pulizie e ristorazione (-8,7%).

Nei centri nevralgici delle grandi città, l’indotto rischia di morire. A Londra i numeri sono impressionanti: nella City, dove normalmente gravita ogni giorno un milione di persone, ora i grattacieli della finanza somigliano a cattedrali nel deserto. Secondo il Center for Cities, solo il 13% è tornato in sede. I fatturati di pub e ristoranti sono calati dell’80% e, con gli uffici chiusi, un milione di posti di lavoro potrebbe sparire. La Filcams Cgil ha lanciato l’allarme sui rischi dell’effetto domino generato dallo smart working. “Il lavoro agile è uno strumento neutro- osserva Alessio Di Labio della segreteria nazionale- che può diventare buono o cattivo, ma va governato”. Da queste considerazioni è nata l’esigenza di ragionare sul tema all’interno di un webinar promosso dal sindacato in due appuntamenti (il secondo si è tenuto oggi, 23 ottobre), per confrontare esperienze territoriali e di categoria.

Poco meno del 50% delle aziende adottava il lavoro agile come opzione già prima del lockdown. L’altra metà lo ha sperimentato sul campo, poiché l’emergenza ha oltrepassato il perimetro definito dalla legge 81 del 2017. I lavoratori si sono trovati a usare i dispositivi tecnologici personali, sono saltati i confini tra vita e lavoro, sia fisici che sociali.

Per le aziende, il lavoro agile è stato una voce di risparmio: 10 mila euro all’anno in meno a dipendente, secondo i calcoli riportati dal quotidiano la Repubblica. Se prima della pandemia i lavoratori in smart working nel settore privato erano l’1,2%, la percentuale è salita all’8% in pieno lockdown e ora si attesta al 5,3%. Al netto del costo del lavoro vero e proprio (salario e contributi), per ogni dipendente in sede, il datore affronta una serie di spese: affitto, facilites, pulizie, vigilanza e portierato, aree parcheggio, mense, linee telefoniche, riscaldamento, energia elettrica, stampe e fotocopie. Lavorare da casa ha improvvisamente fatto tendere allo zero tutte queste spese, con il risultato che alcune imprese hanno preso in considerazione la possibilità di chiudere definitivamente alcuni spazi o sedi.

Per alcuni dipendenti, lavorare da casa si è trasformato in una scelta obbligata. Ma senza richiami specifici, nella legge, alla contrattazione collettiva, le posizioni dei singoli rischiano di indebolirsi. Un'altra voce di risparmio per i datori di lavoro è costituita dagli straordinari: non si lavora più per orari, ma per obiettivi, quindi il dipendente è responsabile della sua organizzazione quotidiana.

“Come si redistribuisce dunque - si chiede Alessio Di Labio – la ricchezza prodotta”? C’è un problema di erosione del salario, cui i lavoratori sono disposti a rinunciare in piccola parte, in cambio dei benefici del lavoro da casa. Ma a che prezzo? Il punto è essere consapevoli, al momento della scelta, di cosa si guadagna e cosa si perde. Consapevolezza e contrattazione collettiva sono, secondo la Filcams, le due parole chiave, affinché il lavoro agile regolato cominci a somigliare di più a quello praticato nella realtà, uscendo da un approccio emergenziale. Occorre, in primis, arginare quel senso di isolamento che il lavoratore percepisce sempre di più, senza quel luogo fisico che è anche luogo di aggregazione.

Riuscire a raggiungere i lavoratori e tenere sempre aperto il dialogo, nell’era delle assemblee su zoom, è una delle sfide che il sindacato sta affrontando: la scommessa di “connettersi” con il territorio, per capire cosa è stato il lavoro agile fino ad ora e come dovrà essere nel prossimo futuro.