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Torino

Appalti Amazon, figli di un dio minore

Giorgio Sbordoni
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Sciopero dei lavoratori del servizio portierato, sicurezza e controllo accessi che una ditta esterna fornisce al magazzino Amazon di Brandizzo. Adesso basta, scrive la rsa Filcams Cgil nel comunicato

 

Oggi sciopero dei lavoratori di ICTS impiegati nel sito Amazon di Brandizzo, provincia di Torino. L'annuncio in un comunicato della rsa Filcams Cgil che denuncia le condizioni di lavoro, dal titolo inequivocabile "Figli di un dio minore". Anche loro sono stati definiti eroi non più tardi del marzo scorso per ricevere poi questo trattamento.

"Oggi (giovedì 15 ottobre) incrociamo le braccia, spegniamo il computer, non apriamo i cancelli: scioperiamo per rivendicare a gran voce il nostro ruolo nella filiera produttiva di Amazon: non siamo lavoratori di serie B!

Siamo dipendenti di un’azienda esterna che fornisce ad Amazon il servizio di portierato, sicurezza e controllo accessi, assunti al 2° e 3° livello con il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro degli addetti alle pulizie e multiservizi, con paghe orarie di 6-7 euro lorde. Per di più il nostro contratto nazionale è scaduto nel 2013, quindi i minimi salariali sono fermi da oltre 7 anni.

Tutti hanno lodato il ruolo degli addetti alle pulizie, ai servizi e alla sicurezza durante la pandemia ma le associazioni datoriali pare non vogliano nemmeno rinnovarci il contratto nazionale!

Per colleghi impiegati in altri siti va ancor peggio, inquadrati con il contratto nazionale dei Servizi Fiduciari per circa 5 euro lorde all’ora! Eppure abbiamo sempre dimostrato professionalità e dedizione al lavoro, anche gestendo mansioni che vanno oltre quelle stabilite dal nostro contratto. Siamo noi infatti a gestire coi sistemi informatici di Amazon i camion, a registrare le metriche di arrivo e partenza, inizio e fine scarico di tutti i bilici, non solo di Brandizzo ma anche, da remoto, quelli dei centri di Marene (provincia di Cuneo) e Fubine (provincia di Alessandria).

Siamo sempre stati parte attiva del ciclo produttivo della logistica, anche durante il lockdown: quando chi era costretto a stare chiuso in casa ordinava la spesa con un click, c’erano lavoratori come noi che si alzavano alle 5 o smontavano alle 7 del mattino per permettere che quelle merci arrivassero nelle case degli italiani, rischiando più di altri il contagio.

Perché allora non riconoscerci anche contratto, livelli e retribuzioni in linea con il nostro ruolo all’interno della filiera? Molti lavoratori delle ditte in appalto giocano un ruolo fondamentale ma non vengono valorizzati adeguatamente, anzi vivono spesso una condizione di concreto svantaggio: se si deve colpire qualcuno, i primi bersagli sono i lavoratori delle aziende esterne.

Noi diciamo basta a tutto questo! Vogliamo continuare a svolgere con professionalità le nostre mansioni, anche quelle specializzate della logistica, ma non vogliamo mai più sentirci figli di un Dio minore.