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Roma

L'appalto Ama non conviene più, 270 senza lavoro

Roma, 7 luglio 2020: manifestazione lavoratori appalti Ama
Foto: Simona Caleo 
Simona Caleo (testo e foto)
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Gli addetti di Sea, Isam, Sana Full System e Roma Multiservizi, rimasti senza impiego, hanno manifestato davanti al Campidoglio. Abbiamo raccolto le loro voci

Avevano dei fogli bianchi in mano oggi (7 luglio) i lavoratori delle ditte appaltate da Ama a Roma per la raccolta dei rifiuti delle utenze non domestiche: gli addetti di Sea, Isam, Sana Full System e Roma Multiservizi, le aziende che all’inizio di maggio hanno rinunciato a proseguire l’appalto per scarsa convenienza, lasciando a casa 270 persone. Su quei fogli bianchi che brillavano sotto il sole del primo pomeriggio, davanti al Campidoglio, c’erano le risposte che hanno ottenuto da parte dell’amministrazione comunale in questi mesi di manifestazioni e proteste: neanche una parola.


Daniele, Sea, subappaltatrice di Roma Multiservizi

Foto: Simona Caleo

Lavoro con Sea da 18 mesi, ma sono su questo appalto dal 2008. Ci troviamo senza lavoro grazie all’accordo tra Roma Multiservizi e Ama: la municipalizzata aveva proposto una proroga dell’appalto, ma Roma Multiservizi ha rifiutato, perché l’offerta economica non era stata giudicata sufficiente. E abbandonati in mezzo ci siamo noi, senza lavoro da tre mesi. Mesi di lotte, cortei, proteste in strada quando non ci si poteva stare, rischiando la salute perché è il lavoro la cosa più importante, senza mai ottenere risposte, solo l’attivazione del Fis, che dobbiamo ancora ricevere concretamente. Qualcuno ha avuto l’ultimo stipendio, quello di maggio, e siamo a luglio. Con altri dirigenti e altri sindaci questo appalto funzionava, adesso c’è questo continuo rimpallo di responsabilità tra Ama e il Comune. Oggi siamo ancora qui, a chiedere che qualcuno intervenga, perché ci sono 270 famiglie nel limbo: alla fine chiediamo solo il nostro lavoro, quello che ci spetta, quello che abbiamo portato avanti per anni, perché almeno la metà del personale licenziato lavorava a questo appalto da 20 anni e dopo tutto questo tempo ritrovarsi per strada – dopo aver servito Roma, averla pulita durante l’emergenza rifiuti supportando Ama nella raccolta, sobbarcandoci problemi non nostri – ritrovarsi così, buttati via, non è proprio giusto.

Valerio, Multiservizi 

Foto: Simona Caleo

Ci occupavamo della raccolta dei rifiuti di utenze non domestiche – negozi, mercati, ospedali, caserme, conventi – e qualche mese fa, quando l’Ati, capitanata da Roma Multiservizi, si è rifiutata di andare avanti, Ama si è ripresa il servizio e ha lasciato per strada gli operatori che lo svolgevano. Creando forti disservizi, perché per coprirlo è costretta a spostare personale da altri servizi, con il risultato che invece di un servizio solo non ne funziona più nessuno. La coperta è corta. Va bene reinternalizzare un servizio, ma non si possono lasciare per strada tutti questi operatori e le loro famiglie, 270 persone. Le aziende si sono rifiutate categoricamente di andare avanti, né Ama né l’amministrazione comunale hanno avuto la forza di imporsi in questa direzione, hanno provato a mettere in piedi un sistema di soccorso istruttorio che sarebbe servito a tenere a galla l’appalto tramite ditte transitorie fino al nuovo bando, ditte che si sarebbero fatte carico anche dei dipendenti, ma non sono riusciti a trovare nessuno, per ovvie ragioni economiche: le condizioni rimarrebbero le stesse, ma l’appalto non ha più18 mesi di prospettiva, solo qualche mese, quindi l’investimento non sarebbe giustificato rispetto al guadagno. Siamo in una situazione di stallo: ci sono le norme per internalizzare i lavoratori insieme al servizio e quello che chiediamo è che si proceda in questa direzione.

Franco, Sea

Foto: Simona Caleo

È una cosa strana quella che è successa, un licenziamento sotto Covid, e abbiamo pure conquistato a fatica il FIS. Questo è un appalto che esiste da 20 anni e che è stato dato prima alle cooperative di tipo B poi, negli ultimi tempi, alle imprese private, non si sono mostrate capaci di sostenere l’onere dell’impresa e lo sforzo economico che richiedeva. Il tentativo da parte del  Comune di Roma di ampliare la raccolta differenziata sulle utenze non domestiche ha fatto un buco nell’acqua perché l’appalto è stato affidato ad aziende che non erano del settore e non si sono mostrate capaci di gestirlo, mentre quelle del settore erano troppo deboli economicamente. E così siamo arrivati alla situazione attuale, al rifiuto della proroga da parte delle aziende e il nostro licenziamento. Oggi siamo qui, in Campidoglio, a manifestare per l’ennesima volta il nostro disappunto, la nostra rabbia, la nostra incertezza per il futuro.

Adriano, Isam

Foto: Simona Caleo

Tutto nasce dall’incertezza di Ama nel cercare di portare questo tipo di lavoro, le utenze non domestiche, nell’ambito del controllo cittadino, con spreco di soldi e appalti concessi al ribasso, relegando le aziende in un contesto dove avevano poco guadagno. È anche vero che si trattava di aziende che non conoscevano il mondo delle utenze non domestiche e che non erano preparate a questo genere di lavoro. A distanza di 18 mesi ci troviamo con 270 licenziamenti e nessuna risposta. Sono due mesi che stiamo in piazza e anche oggi siamo qui, in Campidoglio, per dire benissimo, avete problemi, volete risparmiare, allora internalizzate ciò che vi serve, visto che siete anche sotto organico. Siamo in Campidoglio, ma la sindaca Raggi non esiste, non fa che delegare ad altri. Vogliamo una città pulita, che funzioni, o vogliamo tornare all’emergenza rifiuti dell’anno scorso?

Cristiana, Multiservizi

Foto: Simona Caleo

Mi occupavo del mercato di Val Melaina, uno dei più grandi della città e improvvisamente, dopo aver lavorato tutto quel tempo con i cassonetti in condizioni pietose, senza dpi per proteggermi dal covid, mi sono ritrovata senza lavoro, perché la Multiservizi ha deciso di abbandonare l’appalto insieme alle altre aziende. In 20 anni di questo lavoro non mi ero mai trovata in una situazione del genere, abbiamo sempre risolto i problemi incontrati di volta in volta. Ma non c’è comunicazione tra il Comune di Roma e l’Ama. Mancano 270 operai all’appello, che si occupavano del I, del III e del XIV municipio e adesso l’Ama si ritrova a fare il lavoro di quegli operai, sacrificando il suo. Dicono di farcela, ma basta fare un giro per Roma: la città è sporca, noi manchiamo, noi siamo essenziali. Veniamo da una scuola che ci ha insegnato a vivere e a lavorare, ci ha insegnato il rispetto per il lavoro e il rispetto per noi stessi: ci hanno tolto la nostra dignità, ci troviamo a manifestare da mesi senza vedere risultati, senza che nessuno ci ascolti. Ma si dovranno accorgere che manchiamo, si dovranno accorgere quanto gli serviamo, quanto siamo importanti.