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La vertenza

Ernest Airlines, tutti giù per terra

Foto: Teodora Chira
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Sono in duecento tra piloti e assistenti di volo a essere rimasti senza stipendio né ammortizzatori sociali. Il 2020 è iniziato con la richiesta di concordato preventivo, poi il Coronavirus ha bloccato la procedura. Per la Filt lombarda è necessario individuare nuovi strumenti per affrontare la crisi

Duecento dipendenti senza alcun reddito da più di 4 mesi. I piloti e il personale di terra della Ernest Airlines, low cost del trasporto aereo con sede legale a Milano e basi tra Roma, Milano, Bergamo e Verona, chiedono un intervento del Governo e della Regione Lombardia. Il 13 gennaio scorso, l'Enac ha sospeso la licenza di esercizio di trasporto aereo passeggeri e merci in base alla compromessa situazione finanziaria che non ne garantiva la sopravvivenza. Da quel momento è iniziata una via crucis che ha portato, anche a causa del Coronavirus, allo slittamento delle udienze in tribunale fino al prossimo mese di giugno. I dipendenti e le loro famiglie tra gennaio e febbraio hanno ricevuto solo un anticipo di mille euro e da allora più niente. Da marzo, la compagnia ha chiesto di usufruire della cassa integrazione, ma la procedura è ancora in alto mare e quindi non sono ancora state erogate misure di sostegno al reddito.

Per il segretario della Filt lombarda, Luca Stanzione: "In questi casi ci si rende conto di come gli strumenti a nostra disposizione per affrontare crisi di questa natura non siano affatto sufficienti. Il settore aereo è quello che più a lungo sarà investito dalla crisi del Coronavirus ed è figlio di una crisi strutturale che in Italia che vede l'assenza di una compagnia di bandiera che faccia da apripista per le altre compagnie e per le strutture aeroportuali. A questo si aggiunge che non sappiamo come reagirà il mercato delle low cost. Nel Nord del paese abbiamo due grandissimi problemi: la presenza di Ryanair e Easyjet potrebbe mettere a rischio i sistemi infrastrutturali e le stesse società aeroportuali.Una crisi che in queste proporzioni non abbiamo mai conosciuto. Quindi la nostra preoccupazione è per le compagnie quanto per gli aeroporti che rischiano di subire un riassetto persino proprietario se questa crisi dovesse protrarsi. È una perdita di professionalità che riguarda i lavoratori e riguarda l'intero sistema paeseall'interno del mercato aereo che non è mai un affare nazionale. Quindi un Italia in queste condizioni rischia di pagare per lungo tempo le conseguenze di questo lockdown".