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Agroalimentare

Acque minerali, settore a rischio in Basilicata

Foto: Fotoblend (da Pixabay)
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La legge di stabilità della Regione aumenta le royalties delle concessioni. “Il raddoppio dei canoni – spiegano Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil – mette in pericolo un comparto che dà lavoro a 400 addetti diretti, più l'indotto. La nuova norma va sospesa e ripensata”

La nuova normativa regionale rischia di mettere in ginocchio il settore delle acque minerali. La normativa in questione è la legge di stabilità della Regione Basilicata (articolo 6 della 10/2020), che interviene sul prezzo del canone delle concessioni, incrementando le royalties “non solo sull’imbottigliato ma anche sull’acqua emunta”. A lanciare l’allarme sono Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil territoriali, per le quali “non è corretto applicare alle acque minerali la stessa logica utilizzata per l’estrazione degli idrocarburi”.

Quello delle acque imbottigliate “non è un mercato ad alto valore aggiunto, sia pur profittevole in tempi di normalità per quelle aziende che hanno mercato, capacità manageriale e una gestione corretta dell’organizzazione”. In questa fase il raddoppio delle royalties rischia di “far affondare un settore che in Basilicata dà lavoro a 400 addetti diretti, più l’indotto”. Nella regione, infatti, operano tre grandi aziende: Acque Minerali d’Italia (con gli impianti Gaudianello ed ex Toka), Coca Cola Hbc (con i brand Lilia e Sveva) e San Benedetto (con gli stabilimenti Cutolo e Fonti del Pollino). “La chiusura di bar e ristoranti – spiegano i sindacati – e la più generale crisi del settore horeca ha già determinato notevoli perdite di fatturato, con punte del 40 per cento”.

Flai, Fai e Uila rilevano che “mentre il governo nazionale decide di rimandare una tassa sbagliata come la plastic tax e l’intera filiera agroindustriale è impegnata in uno sforzo importante per assicurare l’approvvigionamento di beni di prima necessità, la Regione Basilicata decide di approvare nella distrazione generale una norma poco ponderata e non suffragata da un’analisi comparata della profittabilità del settore, che rischia di determinare ricadute negative anche sui posti di lavoro”. I sindacati, in conclusione, sollecitano la giunta a “sospendere gli effetti della norma contenuta nella legge di stabilità regionale e, successivamente, a rivederla con dati alla mano. Al contrario, si rischierebbe di infliggere a un settore già in difficoltà per l’epidemia un duro colpo”.