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«I cantieri possono riaprire, ma a certe condizioni»

Torino, imprese e sindacati edili donano 100 mila euro per gli ospedali
Foto: Marco Merlini
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I sindacati indicano i punti essenziali per la ripartenza del settore delle costruzioni: "La Fase 2 può iniziare, ma dopo che le autorità sanitarie e il governo abbiano dato via libera con valutazioni scientifiche, non solo politiche". Le richieste

“La riapertura dei cantieri, soprattutto quelli privati e quelli pubblici di piccole dimensioni, si può fare ma solo a certe e precise condizioni e dopo che le autorità sanitarie nazionali ed il governo abbiano dato il loro benestare a fronte di valutazioni scientifiche e non solo politiche”. Così dichiarano in una nota i segretari generali di FenealUil, Filca Cisl e Fillea Cgil, Vito Panzarella, Franco Turri e Alessandro Genovesi.

Cinque le condizioni che indicano i sindacati: “la prima è il rispetto dei protocolli sottoscritti con il Mit per gli appalti Anas e Rfi e quelli sottoscritti insieme alle associazioni datoriali per l’edilizia privata, magari completando la “copertura” dei protocolli con una specifica intesa anche con gli enti locali, Anci in testa”. La seconda è “rendere disponibili in quantità sufficienti e a prezzi sostenibili tutti i Dpi necessari”. La terza è “avere strumenti concreti per verificare il rispetto delle intese e sanzionare i furbetti, anche a tutela degli imprenditori onesti e rispettosi delle regole. Per questo proponiamo che ogni cantiere possa ripartire solo dopo che le autorità sanitarie locali o la polizia municipale o gli enti bilaterali territoriali per la sicurezza (e relativi Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza territoriali, Rlst) abbiano certificato e verificato il rispetto di tutti gli adempimenti previsti dai protocolli (dagli ingressi scaglionati, alla corretta organizzazione di mense, spogliatoi, trasporti aziendali, pulizia dei macchinari, ecc.)”.

La quarta condizione indicata è quella di “dar vita, presso le prefetture o le stazioni appaltanti, a tavoli permanenti affinché l’organizzazione del lavoro, gli orari, i carichi, le presenze siano coordinate anche con le necessarie nuove pianificazioni dei trasporti pubblici locali, con la disponibilità di covid-hotel in caso di malessere dei trasfertisti, con piani per la formazione e la sicurezza specifici al nuovo contesto.”

Infine, la quinta richiesta dei sindacati è che vi siano “reali sanzioni per tutti gli imprenditori che, furbescamente, riapriranno i cantieri senza garantire il rispetto dei protocolli, equiparando il non rispetto degli stessi ad una grave violazione, amministrativa e penale, del Testo Unico per la salute e sicurezza e garantendo, invece, alle imprese che si adopereranno per rispettarlo tempi e sospensioni senza penale”. “Il settore edile e le sue lavorazioni non sono infatti riassumibili solo con i codici Ateco o con indici di ponderazione come sta facendo l’Inail”, sottolineano i sindacati, ricordando che quegli indici “non tengano conto delle diverse lavorazioni e del fatto che la maggioranza delle imprese sono di piccole e piccolissime dimensioni (quindi senza Rsu e Rls). Servono strumenti territoriali in grado di vigilare, collaborare, implementare e adattare i protocolli nazionali mettendo la salute dei lavoratori, di tutti coloro che operano in cantiere e degli stessi imprenditori, sempre al primo posto” concludono.