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Gli Rls al tempo del Coronavirus: “Così tuteliamo la sicurezza”

Continua l'ondata di scioperi per la sicurezza
Foto: (foto di Martinelle, da Pixabay)
Emanuele Di Nicola
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I Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza hanno assunto un ruolo nuovo nelle aziende. Rispetto delle distanze, mascherine e sanificazioni: ecco le loro voci. "Se ci fosse sempre questa percezione del rischio, potremmo evitare le morti sul lavoro"

Il Coronavirus ha cambiato radicalmente tutte le abitudini italiane, comprese quelle dentro i luoghi di lavoro. C'è una figura, in particolare, che ha visto il suo ruolo trasformato da un giorno all'altro, perfino nell'arco di poche ore: è il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (leggi la scheda: chi sono gli Rls). Le persone elette dai lavoratori, per tutelarli sul grande tema della salute, spesso non hanno vita facile nei rapporti con le aziende: tutto pensavano, però, fuorché di affrontare l'emergenza legata all'epidemia di Covid-19. Il governo ha firmato con le parti sociali il protocollo sulla sicurezza. Ecco che gli Rls, impegnati nella prevenzione di infortuni e malattie professionali, improvvisamente si sono ritrovati ad affrontare guanti, mascherine e rispetto delle distanze di sicurezza per evitare il contagio. Lo sciopero in Amazon contro la violazione delle regole è stato la punta dell'iceberg, ma l'impegno che gli Rls mettono in campo si declina ogni giorno.

Mirko Passeri è Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza alla Perugina, che affronta l'emergenza Covid-19 alle prese con la produzione di Pasqua. “Ne ho viste tante negli anni, ma il Coronavirus è qualcosa di nuovo per tutti”, esordisce a Rassegna Sindacale. “Nella nostra impresa il senso di sicurezza si è alzato sempre di più, l'attenzione è aumentata: d'altronde siamo un'importante azienda alimentare già molto attenta alla salute e all'igiene, tutti indossiamo copricapo e copribarba. Certo che per noi Rls la situazione è davvero inedita”. Nell'ambito di un rapporto positivo tra proprietà e lavoratori, racconta Passeri, “ci siamo incontrati e abbiamo messo in pratica tutte le norme previste dagli accordi: distanze di sicurezza, diminuzione del personale, misurazione della temperatura a inizio turno. C'è anche la pulizia extra degli spogliatoi”.

Perugina vuole comprare le mascherine, ma non sono reperibili

Un problema oggettivo si è posto a proposito delle mascherine. “L'azienda ha deciso di acquistarle, naturalmente a norma, ma non riesce a reperirle. Ci siamo trovati quindi in una situazione di mascherine non sufficienti per tutti. A quel punto abbiamo definito un'altra intesa: in caso di un movimento di lavoro che necessita il non rispetto delle distanze, in mancanza di mascherine quel lavoro non si svolge anche se comporta un'interruzione di produzione”. Così le persone si sentono tutelate? “Sì, nei limiti dello scenario attuale – risponde il Rappresentante –, nel senso che siamo di fronte a un ‘danno nuovo’ e spesso non ci si sente tutelati neanche a casa. Però con i lavoratori noi ci sentiamo tutti i giorni, appena c'è una criticità alziamo la mano e l'azienda risponde”. Nel frattempo, racconta, anche i piccoli gesti quotidiani sono radicalmente mutati: “Con i nostri autotrasportatori non ci diamo più la mano, ci salutiamo a distanza”.

Per un esempio positivo ce ne sono altri più complessi e problematici. Proprio dall'allarme lanciato dagli Rls è partita la protesta al Carrefour di corso Montecucco a Torino. Dall'inizio turno delle 6 del 17 marzo, infatti, i lavoratori hanno deciso di restare fuori dal punto vendita: i Rappresentanti per la sicurezza si erano accorti che l'azienda non aveva fornito le mascherine di protezione per contenere il virus. I 35 lavoratori del negozio sono rimasti all'esterno, organizzando una protesta a distanza di un metro tra loro ed evitando assembramenti. La proprietà ha quindi fornito delle mascherine senza filtro, impegnandosi a far arrivare quelle idonee nel giro di poche ore, e gli addetti sono rientrati al lavoro verso le 9 del mattino. Così Ettore Cresto, delegato della Filcams Cgil: “L'azienda ha il dovere di fornire dispositivi di protezione adeguati. Abbiamo protestato anche per la scarsa sanificazione degli ambienti di lavoro e perché l'azienda si ostina a tenere aperto 24 ore”.

Mantova, gli Rls trovano le irregolarità

A Mantova e provincia gli Rls hanno rilevato almeno dieci situazioni non regolari in materia di salute e sicurezza. Nelle verifiche dentro le aziende, i Rappresentanti hanno trovato situazioni di ogni tipo: ritardi nelle sanificazioni, turni a pieno regime – invece che ridotti come previsto dagli accordi –, mancanza di dispositivi di sicurezza nei reparti. Ancora una volta sono stati loro, gli Rls, a segnalare le mancanze nei luoghi di lavoro. Il segretario generale della Cgil cittadina, Mauro Mantovanelli, ha avvertito che presto partiranno almeno dieci denunce: “Per ora sono in stand by: o si mettono subito in regola o le denunce arrivano – così sulla Gazzetta di Mantova –. Le maggiori difficoltà che troviamo riguardano in primo luogo gli interventi di sanificazione perché molte aziende puntano a posticiparli nel fine settimana, mentre vanno fatti subito e in secondo luogo la riduzione della produzione al 50%”.

Leonardo: gli Rls dentro l'accordo antivirus

Per realizzare il nuovo ruolo degli Rls, d'altronde, basta leggere l'accordo antivirus firmato da azienda e sindacati all'interno del gruppo Leonardo. L'intesa prevede la continuità produttiva nell'azienda di aerospazio, difesa e sicurezza, ma dopo un intervento di sanificazione e una “pausa” per mettersi in regola con le norme di contenimento del contagio. Nel passaggio sulla riattivazione del lavoro si citano proprio i Rappresentanti: “L'individuazione delle attività interessate da una progressiva riattivazione e quelle caratterizzate dalla continuità della sospensione sarà realizzata da ogni divisione e condivisa con Rsu e Rls degli stabilimenti”. Saranno anche i Rappresentanti, quindi, a dire dove sarà possibile tornare nel luogo di lavoro e dove le garanzie sanitarie non sono ancora sufficienti.

Simona Baldanzi è una Rlst, Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale in tutta l'area di Prato. In qualità anche di scrittrice, è stata la prima a sottolineare cosa stava succedendo agli Rls in un articolo su Jacobinitalia.it. “Il grande tema – ci racconta – è che improvvisamente ci rendiamo conto che esiste una figura che rappresenta i lavoratori sulla sicurezza: una persona presente in tutti i posti di lavoro, a prescindere dalle tipologie contrattuali. Anche dove non c'è sindacalizzazione il Rls è sempre previsto per legge”. Al tempo del Covid-19 si è improvvisamente rafforzato: “Gli Rls dovevano già essere consultati – naturalmente –, ma spesso solo per mettere una firma. Ora invece abbiamo un pericolo inedito che investe tutti a tappeto, al contrario del rischio biologico che toccava solo alcuni, e costringe a prendere misure subito. È un principio che cambia tutto: lo vediamo anche nei lavoratori, che prima magari si chiedevano a cosa serve un corso di formazione, invece oggi non vogliono stare senza mascherina”.

“Ora tutti si rendono conto che esiste il Rappresentante”

È cambiata insomma la percezione del rischio: “Quanto conta la percezione? Adesso è altissima, a un livello mai esistito nella sicurezza sul lavoro. Se fosse applicata sempre, forse potremmo evitare le tre-quattro morti sul lavoro che si verificano ogni giorno in Italia. In tal senso speriamo che l'esperienza possa cambiare in positivo il mondo del lavoro nel futuro”. In generale il mutamento investe molti aspetti, come l'organizzazione: “Il lavoro viene rimodulato. Prima un'azienda, se doveva mettere a posto un macchinario, lo faceva perché la legge lo impone, mentre le indicazioni facoltative non venivano mai prese in considerazione. Ora i turni si fanno in modo diverso, nei reparti girano poche persone per rispettare le distanze, si controlla attentamente chi entra ed esce da un'azienda. Molte indicazioni c'erano già prima, ma non venivano rispettate in una generale sottovalutazione dei rischi”.

“Manteniamo questa attenzione alla sicurezza anche dopo”

Da non trascurare è il lato psicologico. “Bisogna considerare l'effetto estenuante su chi lavora in questa situazione da un po' – spiega Baldanzi –: malgrado le misure le persone non sono tranquille, non operano in serenità, soprattutto in alcuni settori più esposti come trasporti, consegne e supermercati. C'è molto stress. Ricordiamoci poi che i lavoratori non sono solo lavoratori: hanno problemi di figli, anziani, malati a casa, devono fare la spesa. La tensione interna al lavoro si è dunque accumulata con quella esterna nella vita. Nei settori non essenziali il consiglio è sempre lo stesso: in questo periodo ridurre i turni”.

Scheda: chi sono gli Rls