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Le regole non vanno in quarantena 

Le regole non vanno in quarantena 
Foto: Foto di Marco Melrlini
Simona Ciaramitaro
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L'emergenza non può cancellare il diritto alla sicurezza. Intervista al segretario della Fillea, Alessandro Genovesi: “È il momento di lavorare tutti insieme per fare ripartire il Paese”

Stop a chi fa dell’emergenza Coronavirus il cavallo di Troia per cancellare regole e diritti. La Fillea, il sindacato dei lavoratori dell’edilizia della Cgil, lancia così la campagna “Le regole non vanno in quarantena”. Un’iniziativa che va di pari passo con la richiesta di protezione sanitaria per gli addetti del settore e alla quale è arrivata una prima risposta con il protocollo firmato da sindacati e parti datoriali. 

L’accordo è sicuramente una buona notizia, una base di partenza per lavorare- ci dice il segretario generale della Fillea, Alessandro Genovesi - e stabilisce in maniera chiara quali dovrebbero essere le procedure per garantire la continuità produttiva, che può essere tale solo se vengono applicate tutte le precauzioni igieniche e di profilassi e l’intera organizzazione è pensata per salvaguardare la salute dei lavoratori. Naturalmente ci saranno aziende in grado di procedere subito, le altre dovranno adeguarsi e, se sarà necessario, dovremo governare la riduzione di orari, le sospensioni di lavoro temporanee, la modulazione di presenza, l’utilizzo di tutti gli strumenti contrattuali e questo ci vedrà impegnanti come Fillea, perché si può lavorare azienda per azienda se c’è un forte coinvolgimento delle rappresentanze”.

Genovesi pone l’attenzione sulle peculiarità del lavoro edile spiegando che nelle prossime ore il sindacato, unitariamente con Feneal e Filc, dovrà dedicarsi alle linee guida anche in funzione proprio della specificità cantieri: “Ci auguriamo che il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture declini questo protocollo, perché l’applicazione è immediata per stabilimenti a impianti fissi (ad esempio cementerie e lavorazione del legno), ma per quell’ambiente sui generis che è il cantiere la situazione è diversa e il testo da declinare”.

 

Permangono le preoccupazioni al centro della campagna, perché il timore è che, in un contesto così complicato per il Paese, “qualcuno pensi a un colpo di mano, utilizzando un’esigenza legittima come la riduzione del numero dei ‘cocci economici’ per fare ripartire l’Italia dopo l’emergenza sanitaria - sostiene Genovesi -. In particolare ci riferiamo al fatto che da più parti, parlamentari e governative, si stia chiedendo di applicare in maniera massiva l’articolo 4 del decreto ‘sbocca cantieri’, che noi contestiamo da sempre, con la nomina nelle principali opere pubbliche di supercommissari, i quali agiscono in deroga totale al codice degli  appalti in materia di contratti, regole per i subappalti, congruità, sicurezza e anche alle norme antimafia che prevedono la vigilanza dell’Anac”. Il sindacato vuole quindi attirare l’attenzione sulla possibilità che qualcuno possa approfittare strumentalmente dell’attuale crisi per mettere mano al codice degli appalti applicando le norme contestate nelle manifestazioni di piazza da Cgil, Cisl e Uil. La campagna è stata quindi lanciata affinché l’economia del Paese possa ripartire il prima possibile “anche grazie al settore delle costruzioni ma non a discapito di diritti, sicurezza e lotta alla mafia”. 

Il settore edilizio è da sempre chiamato in causa anche per il tema delle strutture ospedaliere da trasformare o ampliare, ora ancor più in primo piano congiuntamente alle difficoltà che stanno affrontando gli operatori del sistema sanitario pubblico. “Noi siamo assolutamente chiamati in causa - afferma il segretario generale della Fillea Cgil -. Noi abbiamo tantissimo personale pubblico che sta dimostrando una straordinaria forza civica, senso di responsabilità e professionalità (e magari quando finirà questa vicenda bisognerà aprire una discussione sulla centralità del servizio sanitario nazionale pubblico) e accanto a loro, quando le strutture hanno bisogno di manutenzione, si deve vedere anche l’operaio edile che fornisce il su contributo”. 

“Il protocollo sanitario credo sia la strada giusta per permettere a lavoratori dei servizi pubblici essenziali e ai collaterali di operare – conclude Genovesi -. La linea dei sindacati è chiara, anche in merito al rispetto dell’approccio soggettivo, perché ognuno di noi è un lavoratore, ma è anche padre madre, fratello, in un equilibrio molto stretto: è questo il momento di grande attenzione, responsabilità, sensibilità, è il momento di lavorare tutti insieme per fare ripartire il Paese perché anche questo è un segnale di attenzione per chi lavora negli ospedali in prima linea”.