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L'emergenza c'è, ma deregolamentare non serve

L'emergenza c'è, ma deregolamentare non serve
Foto: fotografia di Michael Coghlan (da Flickr)
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Fillea e Cgil contro i tentativi più o meno espliciti di stravolgere il Codice degli appalti, grazie al quale "si è avuto un aumento delle progettazioni e un concreto avvio dell'esecuzione dei cantieri". Sì a manutenzione ordinaria delle norme

Giusto far partire i cantieri e “spendere bene e presto le risorse stanziate” per creare lavoro e sviluppo, soprattutto oggi, in questa situazione d'emergenza. Tuttavia l'emergenza sanitaria non può essere un cavallo di Troia per colpire “lavoratori e imprese serie”. Così in una nota Fillea e Cgil che, anzi, rimarcano come non si possono “cambiare le regole, come quelle contenute nel Codice degli appalti, su cui da tempo chiediamo una sempre più puntuale applicazione in materia di trasparenza, contrasto al lavoro irregolare, superamento del massimo ribasso e del subappalto, rivendicando diritti, tutele e sicurezza per i lavoratori e combattendo la criminalità”.

“Nonostante tutti i dati confermino che, dopo un periodo di fisiologico rodaggio del Codice degli appalti, varato nel 2016, si è avuto un aumento delle progettazioni e un concreto avvio dell'esecuzione dei cantieri – prosegue la nota –, oggi in molti, spinti dall’aggravamento della congiuntura economica a causa dell’emergenza Coronavirus, pensano che per accelerare la spesa occorra congelare il Codice degli appalti e procedere alla nomina dei commissari straordinari su centinaia di opere”.

Se così fosse, per Cgil e Fillea di fatto “si assisterebbe a una totale liberalizzazione degli appalti, con la massima discrezionalità, una lesione della corretta concorrenza e soprattutto un indebolimento delle tutele dei lavoratori e degli strumenti di contrasto alle infiltrazioni criminali”. Lo stesso riferimento al modello Genova, si precisa conti alla mano, “è in gran parte sbagliato, perché agito in un contesto particolare e con urgenze legate a fattori specifici dalla necessità di garantire funzionalità al sistema portuale connesso alla presenza di operatori di livello internazionale, di cui uno a partecipazione pubblica, con variazioni di costo dell’opera finora stimati in +27% rispetto ai costi standard”.

Insomma, estendere a tutte le opere il modello Genova, senza operare le dovute attenzioni “rischierebbe, quindi, di aprire pericolose fratture nella regolamentazione senza oltretutto la certezza di favorire il concreto avvio delle opere”. Diverso sarebbe “operare una manutenzione ordinaria delle stesse norme del Codice con l’obiettivo di semplificare i processi di progettazione e assegnazione dei lavori, ridurre i ‘tempi di attraversamento’ o limitare il cosiddetto ‘sciopero della firma’, limitando il numero e qualificando le stazioni appaltanti e, magari, tornando ad assumere personale tecnico (negli ultimi anni tra Genio civile, Uffici locali del territorio, Uffici lavori pubblici sono venuti meno 15 mila tra ingegneri, geometri, architetti nelle Pa), intervenendo sul rischio di danno erariale, contenzioso amministrativo, traffico di influenze”.

Su questi punti “siamo pronti e disponibili a sostenere tutti gli interventi che il legislatore riterrà utili, interventi che dovranno però garantire la trasparenza, la legalità, i diritti dei lavoratori”, concludono Cgil e Fillea Cgil.