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Porti, tre giorni di sciopero a Venezia e Chioggia

Porti, tre giorni di sciopero a Venezia e Chioggia
Foto: fotografia di www.thetis.it
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Lo rendono noto le segreterie territoriali di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. "Da anni – afferma un documento emesso al termine dell'assemblea – il lavoro portuale è sotto un attacco pesante da più fronti"

Tre giorni di sciopero, pari a un ‘pacchetto’ di 72 ore, sono stati proclamati oggi, 17 ottobre, al termine dell'assemblea dei lavoratori del porto commerciale di Venezia e Chioggia. Lo rendono noto le segreterie territoriali di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. “Da anni – afferma un documento emesso al termine dell'assemblea – il lavoro portuale è sotto un attacco pesante da più fronti. Le mancate scelte sul suo futuro e sul suo sviluppo da parte delle istituzioni che ne hanno competenza determinano incertezza degli imprenditori, che devono investire per competere e rendere efficiente e sicuro il lavoro, e segnano una debolezza sulla governance del suo sviluppo”.

I lavoratori ricordano inoltre l'Ordinanza della Capitaneria di porto del 1° ottobre scorso, che riduce a 10,2 metri i fondali e l'accesso delle navi nel Canale dei Petroli e alle banchine. “Una crisi di emergenza oggi sul lavoro – prosegue la nota – e una crisi sul futuro della portualità. Una limitazione inaccettabile, seppur motivata da parametri di sicurezza della navigazione, per le pesanti ricadute immediate con la perdita di navi e merci importanti per il lavoro portuale. Abbiamo già perso una portacontainer di 8,500 teu e prevedibilmente altre sette navi oceaniche. La stima è di oltre 40.000 container in meno entro fine anno, che si aggiungono a un quadro di riduzione di arrivi di oltre 100 navi dall'inizio dell'anno”. Per sindacati e lavoratori si tratta di un “danno enorme” al porto di Venezia, “alla sua competitività, alla sua attrazione commerciale, al suo sviluppo”. I lavoratori portuali chiedono “da subito” la manutenzione dei canali da parte dell'Autorità di sistema portuale, e l'autorizzazione da parte del ministero dell'Ambiente attraverso il “protocollo fanghi”. 

“Non possiamo ulteriormente accettare un clima”, sul lavoro portuale, “in cui garantire l’accesso alle navi sia ritenuto dannoso”, incalzano i portuali: “rivendichiamo la dignità e la centralità di essere migliaia di lavoratori portuali e dell'indotto che con la loro grande professionalità, competenza, in un quadro di rispetto dei diritti contrattuali e sicurezza, lavorano in questa città e fanno da sempre parte della sua storia, della storia industriale di Marghera e dello sviluppo della città”.