Sono 19, e non 18 come inizialmente conteggiato, i corpi dei migranti sbarcati al molo Favarolo di Lampedusa. Il soccorso è scattato nella notte, intorno alle 3, quando una motovedetta della Guardia costiera è intervenuta a circa 85 miglia dall’isola, in area Sar libica.

Sul barcone c’erano già diversi cadaveri. I superstiti e i morti sono stati trasbordati, ma il viaggio verso Lampedusa si è trasformato in una lenta agonia: durante la navigazione, conclusa poco dopo le 13, altre persone, tra cui diverse donne, hanno perso la vita.

Le cause e i sopravvissuti

Le vittime sarebbero morte per ipotermia e inalazione di fumi da idrocarburi. Le condizioni meteo sono peggiorate rapidamente: vento forte, pioggia continua e temperature scese fino a 10 gradi hanno reso impossibile resistere su un’imbarcazione già precaria.

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I migranti sopravvissuti sono 58. Dopo un primo triage in banchina, sono stati trasferiti verso l’hotspot di contrada Imbriacola, che al momento dell’arrivo ospitava appena 11 persone. Sette migranti, tra cui due bambini, sono stati ricoverati al Poliambulatorio. Gli adulti, quattro uomini e una donna tra i 25 e i 30 anni, sono in condizioni gravissime, colpiti da ipotermia e intossicazione da carburante. I due bambini, di cui uno di circa un anno, non sono in pericolo ma presentano segni evidenti di esposizione al freddo. I medici hanno già somministrato terapie per contrastare l’intossicazione e stanno tentando di stabilizzare la temperatura corporea dei pazienti più critici. I corpi delle 19 vittime saranno trasferiti alla camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana.

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Il racconto dall’isola

Il gruppo era partito dalla Libia due giorni fa, quando il mare era ancora calmo. Poi il peggioramento del tempo ha trasformato la traversata in una trappola mortale. Il sindaco di Lampedusa e Linosa, Filippo Mannino, dopo essere stato sul molo e al Poliambulatorio, ha parlato di “scene di pietà, scene di pietà”, aggiungendo: “Spero che un giorno tutto questo finirà, un conto è vedere questo strazio e un altro è raccontarlo”. Il mare resta agitato e i collegamenti sono compromessi: il traghetto di linea non partirà prima di sabato.

Un’altra tragedia nell’Egeo

Nelle stesse ore, un altro naufragio ha colpito la rotta orientale. Nel Mar Egeo, al largo di Bodrum, in Turchia, almeno 18 migranti sono morti dopo l’affondamento di un gommone. La guardia costiera turca ha salvato 21 persone e prosegue le ricerche dei dispersi. Non è stata ancora resa nota la nazionalità delle vittime.

Due tragedie, due rotte diverse, un unico schema che si ripete. Nel Mediterraneo centrale come nell’Egeo, la combinazione di viaggi precari, condizioni meteo avverse e assenza di canali sicuri continua a produrre lo stesso esito: morti.