Nel 2025 ha soccorso 783 naufraghi in 10 missioni e 14 salvataggi, persone che fuggivano da Eritrea, Bangladesh, Sudan, Nigeria e Mali. Ha percorso 27.700 chilometri ed effettuato 70 giorni di navigazione. In tre anni di attività lungo la rotta centrale del Mediterraneo, dal dicembre 2022, ha portato in salvo 3.234 migranti.

Testimoni diretti

La nave Life Support di Emergency e il suo equipaggio sono testimoni diretti delle conseguenze delle scelte europee e di quanto accade nel nostro mare: l’assegnazione arbitraria di porti distanti esclusivamente alle navi delle Ong costringe soccorritori e soccorsi a giorni e chilometri in più di navigazione.

Prima di tutto persone

“Noi siamo il primo avamposto di umanità per queste persone, dopo i diversi tentativi fatti per raggiungere le nostre coste e dopo la detenzione in Libia – spiega Sauro Forni, responsabile sanitario dell'area Europa e Mediterraneo di Emergency, che abbiamo raggiunto mentre l’imbarcazione è attraccata a Taranto per la manutenzione -. Il primo luogo dove possono parlare, vengono trattati da essere umani, sono ascoltati. E quando si sottopongono alle cure e agli accertamenti medici si aprono: ti raccontano dei loro viaggi, dei respingimenti, di quante volte hanno tentato e quante volte sono stati recuperati dalla guardia costiera libica e riportati indietro. Ti parlano dei familiari e ti chiedono di potersi mettere in contatto con loro”.

Giorni faticosi

Sono giorni faticosi quelli in mare, rivela Forni, i porti lontani sono un problema gigantesco per le operazioni della nave della Ong, che sono raccontate nel report “Contro Corrente” in cui Emergency torna a chiedere a Italia, Europa e organizzazioni internazionali l’applicazione di cinque raccomandazioni. 

Sono queste: porre la tutela della vita in mare al centro di ogni decisione che riguarda il Mediterraneo, rafforzare la capacità di ricerca e soccorso, riconoscere il ruolo umanitario delle Ong, interrompere ogni azione a supporto dei respingimenti verso Libia e Tunisia, condurre indagini in caso di intercettazioni e respingimenti e investire in programmi di cooperazione a lungo termine nei Paesi di origine.

Marcati a uomo

“Le ultime missioni sono state davvero terribili - dice ancora Forni -, perché eravamo marcati a uomo dalla guardia costiera libica che ci girava attorno e di fatto ci anticipava, intercettava prima di noi le imbarcazioni con i naufraghi e se li riportava indietro. La situazione è sempre in evoluzione, cambia continuamente, ed è difficile adattarsi”.