I diritti non si arrestano, nemmeno dietro le sbarre”. È il messaggio al centro del convegno che si è svolto oggi, 12 febbraio, presso la Camera del Lavoro di Milano, organizzato da Cgil Lombardia, Cgil Milano, Cgil Varese e Cgil Monza e Brianza. Una mattinata di lavori dedicata alla tutela dei diritti delle persone detenute e all’azione degli sportelli sindacali negli istituti penitenziari.

Ad aprire il convegno sono stati Angela Mondellini, segreteria Cgil Lombardia, e Vincenzo Greco, segreteria Cgil Milano, che hanno richiamato il valore politico dell’iniziativa: portare diritti e tutele in carcere significa difendere la Costituzione e misurare il grado di civiltà di un territorio. L’introduzione è stata affidata a Ivan Lembo, responsabile politiche sociali Cgil Milano, che ha descritto il quadro critico delle carceri lombarde – sovraffollamento, fragilità sociali, disagio psichico – ribadendo che “la denuncia da sola non basta: serve un’azione concreta, costruita nel tempo e condivisa tra soggetti diversi”.

I numeri degli sportelli Cgil nelle carceri lombarde nel 2025: oltre 750 pratiche e più di 4.000 contatti 

Nel 2025 gli sportelli sindacali Cgil attivi negli istituti lombardi hanno seguito oltre 750 pratiche e registrato più di 4.000 contatti complessivi, tra orientamento, ascolto e richieste di informazione. La rete è presente a San Vittore, Bollate, Opera, Monza, Varese e Busto Arsizio e offre assistenza su previdenza, NASpI, invalidità, pensioni, Isee, tutele nei rapporti di lavoro e accesso alla casa.

Lavoro e reinserimento

Il lavoro è stato uno dei nodi centrali. Silvia Costa, responsabile Centro per l’impiego Monza e Brianza, ha ricordato l’esperienza dello sportello lavoro attivo nella casa circondariale dal 2011: una presenza stabile che porta dentro il carcere servizi di orientamento e accompagnamento analoghi a quelli garantiti all’esterno, in raccordo con reti sociali e sanitarie. Dal versante istituzionale, Luigi Palmiero, del Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria Lombardia, ha evidenziato la necessità di aumentare le opportunità lavorative e consolidare le progettualità con Regione Lombardia, anche attraverso bandi e fondi dedicati. Palmiero ha però indicato limiti strutturali che frenano lo sviluppo: spazi insufficienti, flussi continui di ingresso e uscita negli istituti, carenza di personale amministrativo e una burocrazia che rallenta l’accesso ai servizi, anche a causa di piattaforme informatiche non comunicanti tra loro.

Salute mentale: sovraffollamento, autolesionismo, continuità terapeutica

Nel panel dedicato a “Carcere, diritti e salute mentale” – con Francesca Cova e Simona Silvestro – la discussione ha insistito su tre parole: sovraffollamento, autolesionismo, continuità terapeutica. Il sovraffollamento aggrava condizioni già fragili e rende più complessa la presa in carico. Il tema dell’autolesionismo restituisce uno spaccato della sofferenza vissuta dentro gli istituti. La continuità della cura, soprattutto nel passaggio tra carcere e territorio, è stata indicata come uno snodo decisivo per evitare che il fine pena coincida con l’interruzione dei percorsi sanitari e sociali.

“Carcere discarica sociale”: gli invisibili

Nella tavola rotonda è emerso con forza il tema degli “invisibili”. Cecco Bellosi, della Comunità Il Gabbiano ODV, ha definito il carcere una “discarica sociale” e ha ricordato come senza casa e reddito i diritti restino fragili. A questi due elementi ha aggiunto un terzo punto decisivo: i documenti. La mancanza di residenza o identità formale, infatti, può escludere dall’accesso ai servizi e rendere quasi impossibile un percorso di reinserimento.

A portare una testimonianza diretta è stato Massimo Barilli, che ha sottolineato un aspetto spesso rimosso: in carcere i diritti rischiano di trasformarsi in richieste “per favore”, mentre dovrebbero restare pienamente esigibili. Informazione e orientamento, ha ricordato, sono strumenti concreti per restituire prospettiva e dignità.

Garanti e Costituzione: cambiare paradigma

Nel suo intervento, Pietro Roncari, Garante a Busto Arsizio, ha ringraziato esplicitamente il lavoro degli sportelli sindacali, riportando anche la gratitudine espressa da diverse persone detenute. Ha ricordato come in carcere l’accesso a qualsiasi cosa passi attraverso procedure e richieste continue, e come dalle prime domande (spesso legate al lavoro o alla disoccupazione) si arrivi rapidamente a un insieme più ampio di bisogni: documenti, salute, famiglia, casa.

Amerini, Cgil nazionale: “I diritti o sono di tutti o sono privilegi”

A chiudere, Denise Amerini, responsabile area carcere e dipendenze della Cgil nazionale. la dirigente sindacale ha rilanciato la cornice costituzionale: “i diritti o sono di tutti o sono privilegi”. La pena può limitare la libertà personale, non i diritti fondamentali. Amerini ha richiamato la campagna nazionale “Clemenza e umanità nelle carceri italiane”, sostenendo che senza misure capaci di ridurre il sovraffollamento e rendere praticabili i percorsi alternativi, il lavoro quotidiano di tutela rischia di scontrarsi con una realtà che ne limita l’efficacia.