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Finisce la scuola, gli studenti e le studentesse continuano la loro mobilitazione per un’istruzione – e un mondo – diversi. Una mobilitazione all’insegna di uno slogan esplicito e coraggioso: “Contro un mondo di guerra, di precarietà, di miseria, di competizione, di incertezza: Ora decidiamo noi”.
La Rete degli studenti medi organizza azioni di protesta che si svolgeranno davanti alle scuole sul tutto il territorio nazionale in occasione dell’ultimo giorno di frequenza. Si è iniziato il 6 con Campania, Emilia-Romagna, Marche e Veneto e si concluderà il 16 giugno con la provincia di Bolzano.
“Viviamo in un Paese, e in un mondo, che per noi giovani studenti non ha prospettive future”, dice Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete.
Che prosegue: “Davanti ad uno scenario geopolitico che non sembra portare prospettive di pace, all’incertezza per il nostro futuro, davanti ad un governo che non tutela noi giovani, che non parla con noi dei problemi sistematici che ci colpiscono quotidianamente, dai continui tagli in istruzione pubblica, in welfare che colpiscono famiglie e studenti noi rispondiamo, e lo facciamo davanti alle nostre scuole, per dire che ‘Ora decidiamo noi’”.
Un governo così ostile alle ragioni dei giovani e di una cultura democratica inclusiva come forse mai ce ne sono stati nella storia della Repubblica. L’elenco è lungo, a cominciare dall’ultimo provvedimento, la legge sul consenso informato voluta da Valditara che vieta l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole dell’infanzia e delle elementari e che, alle superiori, la subordina all’approvazione delle famiglie, con una serie di adempienze burocratiche che di fatto la renderanno impraticabile.
E senza dimenticare le Nuove indicazioni nazionali per le scuole superiori (prima c’erano state quelle per il primo ciclo), che rappresentano un vero e proprio manifesto reazionario per contenuti e metodologie suggerite. O, ancora, i provvedimenti repressivi e disciplinari come risposta al disagio nelle scuole che sempre più sfocia in atti estremi.
Per non parlare, ma l’elenco potrebbe continuare, con la riforma degli istituti tecnici che ha come obiettivo una scuola dequalificata e sottomessa alle esigenze delle imprese.
Di fronte a tutto questo, riprende la coordinatrice della Rete, “vogliamo affermare con forza che gli studenti e le studentesse non resteranno a guardare mente il nostro futuro viene messo in discussione, e chiediamo un cambio di rotta netto e immediato, serve investire in istruzione, in sanità pubblica, nel futuro delle nuove generazioni. Noi studenti lo sappiamo e vogliamo rivendicarci il nostro spazio nelle scuole, nelle piazze e nelle città”.
La mobilitazione fa parte di un percorso che proseguirà fino alla fine degli orali dell’esame di maturità, nei confronti della quale il sindacato studentesco si è già espresso profondamente contrario alle nuove modalità d’esame.
“Il messaggio è chiaro: non siamo disposti a scendere a patti quando si parla del nostro futuro, per questo continueremo a mobilitarci, oggi come ultimo giorno di scuola, il 18 giugno per la prima prova della maturità e anche durante gli orali, perché il cambiamento può e deve partire da noi”, conclude Verdecchia.


























