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Mentre sembra essersi conclusa la terza ondata di caldo, molte regioni italiane hanno iniziato da settimane a fare i conti con la siccità. Quest’anno però il fenomeno che colpisce lo stivale ormai quasi ogni estate è capovolto: il Sud e le Isole, in passato oppresse da molte crisi idriche, sembrano resistere, con invasi e laghi ancora pieni, mentre alcune aree del Centro-Nord sono già in affanno, in particolare nelle zone del distretto del Po.
Lo confermano le rilevazioni e i grafici dell’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale che monitora lo stato di severità idrica su scala nazionale sulla base delle risultanze degli Osservatori distrettuali permanenti.
Allarme distretto del Po
“La situazione del Distretto del Po è allarmante – scrivono gli studiosi della fondazione Metes, l’istituto di ricerca e formazione della Flai Cgil, il sindacato dell’agroindustria -. Le portate del Grande Fiume risultano dimezzate, registrando a Borgoforte (Mantova) un deficit del 76 per cento rispetto alla media storica. La portata a Pontelagoscuro (Ferrara) è scesa sotto la soglia critica dei 450 metri cubi al secondo, condizione che non permette di contrastare efficacemente la risalita del cuneo salino. Anche nel distretto delle Alpi Orientali c’è una decrescita costante delle falde sotterranee e deficit significativi in fiumi come il Brenta (meno 58 percento) e il Bacchiglione (meno 63 per cento)”.
Pochi giorni di irrigazione
Tutto questo si traduce in una forte criticità delle risorse idriche per l'agricoltura nel Distretto del Po, che rappresenta il cuore produttivo del Paese, considerato che ospita il 32 per cento della produzione agricola nazionale e il 47 per cento dei capi di bestiame. In quest'area, la preoccupazione per il ritorno di una grave crisi idrica è altissima: a metà luglio l'autorità di bacino stimava che, con l'acqua attualmente disponibile, restassero solo dieci giorni garantiti per l'irrigazione.
Fattore climatico
Responsabile di questa situazione naturalmente è il fattore cambiamenti climatici: le temperature registrate ad alta quota raggiungono livelli pressoché identici a quelli delle zone di pianura o delle aree costiere del Sud Italia.
Per fare un esempio, alcune località montane come Cortina d'Ampezzo, che si trova a 1.224 metri di altitudine, hanno registrato temperature di 26 gradi, le stesse previste per Agrigento. In questo modo il calore raggiunge livelli paragonabili a quelli delle località di pianura, e accelera i processi di evaporazione e di fusione della neve.
“La scarsità di riserve di neve sulle Alpi, un deficit superiore al 60 per cento in Lombardia e con punte dell'81 in Piemonte – proseguono gli esperti di Metes -, ha privato i bacini del fondamentale apporto derivante dallo scioglimento delle nevi già dall'inizio di giugno”.
Deficit infrastrutturale
“Il comparto agricolo del Nord soffre non solo per il mancato apporto dello scioglimento delle nevi – precisano i ricercatori di Metes -, ma anche per un deficit infrastrutturale cronico: nel solo Veneto la mancanza di invasi ha impedito di raccogliere circa un miliardo di metri cubi d'acqua caduti nel primo bimestre dell'anno, che avrebbero potuto mitigare l'attuale sofferenza delle colture”.
Le scorte idriche per l’irrigazione scarseggiano in Veneto, dove sono già scattate le prime turnazioni d'emergenza dei consorzi di bonifica. Nel Delta del Po la siccità rischia di far risalire il cuneo salino dal mare minacciando i raccolti, in Emilia Romagna le coltivazioni sono in pericolo anche perché si registrano livelli bassi oltre il limite di guardia degli affluenti del Po.
Non va meglio in Lombardia, dove le risorse idriche risultano ridotte di oltre un terzo. Secondo l'Anbi, associazione nazionale bonifiche, le nevi di novembre e dicembre, che tradizionalmente riempiono i grandi laghi, quest'anno si sono presentate a fine inverno determinando un rapido scioglimento. Senza infrastrutture in grado di contenerle, sono confluite prima nei fiumi e poi in mare.
Più resilienza al Sud
Al contrario, il Mezzogiorno e le Isole presentano maggiore resilienza temporanea grazie agli invasi riempiti dalle piogge dei primi mesi dell'anno: in Calabria i bacini di Menta e Alaco sono pieni rispettivamente al 95 e al 96 per cento, mentre in Sicilia gli invasi superano l'80 per cento e in Sardegna si attestano intorno all'88 per cento.
“Quest'anno sta andando bene, non c’è mancanza di acqua e le falde sembrano a un buon livello – conferma Emanuele Sparacino, agricoltore biologico a Noto (Catania) -. Ma il prossimo anno non lo sappiamo, perché mancano gli interventi di prevenzione della siccità e di manutenzione degli invasi sul fronte delle perdite, della distribuzione e della raccolta dell'acqua”.
Sempre al Sud però le temperature estreme stanno spingendo la domanda irrigua a livelli record: nella Capitanata, in Puglia, si registra un prelievo settimanale di oltre 10 milioni di metri cubi per i campi, rendendo necessario un monitoraggio costante per bilanciare le esigenze dell’agricoltura con quelle della popolazione.























