Gli incendi stanno devastando il Sudovest della Francia e il centro della Spagna con decine di migliaia di persone evacuate. una situazione definita “senza precedenti”. Anche in Italia, come ogni estate il fenomeno colpisce particolarmente alcuni territori e la Sicilia si conferma la regione più colpita della penisola e del Mezzogiorno. Sull’isola da inizio anno al 21 luglio 328 roghi e 24.451 ettari andati in fumo, pari a 34.930 campi da calcio. Di questi 16.834 ettari bruciati solo negli ultimi dieci giorni a causa di 87 roghi.

Sono i numeri resi noti da Legambiente che chiede subito “un piano nazionale antincendi incentrato sulla prevenzione: chiediamo maggiori controlli e la piena applicazione della legge quadro sugli incendi boschivi, oltre ad un inasprimento delle pene per chi appicca gli incendi”. Nei giorni scorsi, ricordiamo, gli incendi sono per altro costati la vita a un vigile del fuoco.  

Abbiamo chiesto la sua testimonianza a chi in Sicilia vive delle coltivazioni di questa terra che brucia. Emanuela Sparacino è un giovane agricoltore che dal 2012 coltiva in biologico mandorle, ulivi, carrube e agrumi nella sua azienda agricola di 4 ettari di terra a Noto, in provincia di Siracusa.  

Negli anni scorsi le sue coltivazioni hanno patito la siccità, quest’anno, ci dice, “si dorme con un occhio aperto” per il timore degli incendi che “più che raramente sono spontanei”. Oltre agli interventi tempestivi, “manca la prevenzione, o viene fatta tardivamente, vale a dire la pulizia nelle zone demaniali, delle fasce tagliafuoco, l’imposizione del rispetto delle ordinanze sulla pulizia dei terreni, degli incolti o anche delle strade, dei bordi strada. Questi sono tutti fattori che possono agevolare il propagarsi delle fiamme” spesso appiccati dalla mano dell’uomo. 

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