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Sono inquietanti i risvolti che sta assumendo l’ennesimo episodio di violenza all’interno di un istituto scolastico. La scorsa settimana in un istituto comprensivo di San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani, uno studente di 12 anni ha tentato di aggredire con un coltello il proprio insegnante con un coltello. Un’azione in diretta Telegram che per questa modalità ricorda da vicino quanto accaduto lo scorso marzo a Trescore Balneario (Bergamo) con uno studente tredicenne che ha accoltellato la professoressa di francese. Senza poi dimenticare l’aggressione del 21 maggio all’Itis di Parma.
La procura sta indagando sulle chat del minore. A partire dalle citazioni di due stragisti suprematisti: Brenton Tarrant - il ventottenne che nel 2019 uccise 51 persone in una moschea della Nuova Zelanda - e Payton Grendon nel 2022 sparò su dieci persone in un supermercato di un quartiere afroamericano di Buffalo. D’altra parte, a leggere le chat, il piano del tredicenne era all’inizio di uccidere tre compagni di classe musulmani”: “Teoricamente – si legge in una delle chat - io vorrei essere ritenuto penalmente responsabile, ma in Italia i minori di 14 anni non possono essere trattenuti in un tribunale penale”.
Una lucidità agghiacciante. La procura sta indagando su possibili istigazioni, magari da parte di maggiorenni. Ma, al di là delle indagini, il tema è sempre lo stesso: la fragilità emotiva di tanti ragazzi che in date situazioni e contesti possono sfociare in azioni come queste.
La dimostrazione che le misure puramente repressive del governo - dal decreto Caivano fino a quello sui coltelli - possono ben poco. Sulla vicenda interviene il segretario generale della Flc Cgil Sicilia Adriano Rizza: "Quanto accaduto a San Vito Lo Capo non è solo un fatto di cronaca che lascia sgomenti. È il sintomo drammatico di un degrado e di un disagio sociale profondi, che la scuola si trova ad affrontare ogni giorno in totale solitudine e abbandono da parte delle istituzioni".
"Di fronte a vicende del genere, la tentazione di invocare soluzioni repressive è forte, ma miope e pericolosa – prosegue Rizza –. Non è alzando muri o militarizzando le aule che si risolvono problemi che hanno radici sociali, culturali ed economiche profonde. La vera risposta, l'unica possibile in un paese civile, è un investimento educativo massiccio e strutturale, che parta dal riconoscimento del ruolo insostituibile della scuola pubblica come presidio di legalità, inclusione e crescita democratica".
Rizza sottolinea il ruolo cruciale di tutto il personale della scuola – docenti, personale Ata, educatori – che è “quotidianamente in prima linea per arginare fenomeni di violenza, bullismo e devianza minorile, ma lo fa senza strumenti adeguati, in strutture spesso insicure e con retribuzioni che restano le più basse d'Europa”.
È inaccettabile, denuncia il segretario Flc, che “chi ha il compito di formare i cittadini di domani sia sistematicamente umiliato non solo da episodi di aggressione, ma anche da classi sovraffollate e dalla cronica mancanza di personale specializzato come psicologi, pedagogisti e assistenti sociali".
Di qui le richieste al governo e alla Regione Sicilia: un piano straordinario di investimenti per la scuola. “Servono risorse per mettere in sicurezza gli edifici scolastici, per potenziare gli organici, per introdurre stabilmente figure professionali di supporto psicopedagogico e per restituire finalmente una retribuzione dignitosa a chi lavora ogni giorno per tenere insieme un tessuto sociale sempre più lacerato. Senza una scuola forte, rispettata e finanziata, non c'è futuro per la Sicilia e per il Paese", conclude il sindacalista.
























