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Una lunga fila di studenti e studentesse ha attraversato questa mattina (17 giugno) l'ingresso del Policlinico Umberto I di Roma. Obiettivo: rappresentare una delle immagini più emblematiche della crisi della sanità pubblica: l'attesa.
L’attesa a cui cittadine e cittadini sono costretti per una visita specialistica, per un esame diagnostico, per una cura. Ma anche attesa per ricevere un supporto psicologico, per accedere a un servizio di salute mentale, per ottenere un percorso di assistenza che troppo spesso arriva quando il disagio si è già aggravato.
Con cartelli che raccontano le conseguenze concrete del sottofinanziamento della sanità pubblica, l'Unione degli Universitari e la Rete degli studenti medi hanno realizzato un'azione simbolica a sostegno della legge di iniziativa popolare sulla sanità, per ribadire che il diritto alla salute non può essere subordinato ai tempi di attesa o alle possibilità economiche delle persone.
“Le nuove generazioni vivono una condizione di crescente fragilità psicologica, aggravata da anni di precarietà, isolamento sociale e assenza di servizi adeguati. Eppure, davanti a un bisogno sempre più diffuso, la risposta del sistema pubblico continua a essere insufficiente: servizi territoriali sotto organico, centri di salute mentale in difficoltà, tempi incompatibili con l'urgenza delle richieste”, così Alessandro Bruscella, coordinatore nazionale dell’Udu.
“La fila che oggi abbiamo costruito davanti al Policlinico Umberto I rappresenta tutte quelle persone che restano bloccate in una lista d'attesa mentre la propria salute peggiora. Rappresenta chi rinuncia a curarsi, chi è costretto a rivolgersi al privato sostenendo costi insostenibili e chi continua ad aspettare perché non ha alternative”, sottolinea Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli studenti medi
Dall’azione il chiaro sostegno alla legge di Iniziativa Popolare sulla sanità: le rivendicazioni della necessità di investimenti strutturali nel Servizio sanitario nazionale, sul personale, sul rafforzamento dei servizi territoriali e sull’accesso realmente universale alle cure, comprese quelle legate alla salute mentale.
“La salute mentale è salute. Non può essere trattata come un servizio accessorio né diventare un privilegio riservato a chi può pagare. Garantire un accesso tempestivo e gratuito al supporto psicologico e psichiatrico significa difendere il diritto alla salute e la dignità delle persone”, aggiunge Verdecchia.
“Come organizzazioni studentesche continueremo a mobilitarci affinché nessuno sia costretto ad aspettare mesi per ricevere l'aiuto di cui ha bisogno e affinché il diritto alla cura torni ad essere una priorità politica”, conclude Bruscella.
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