Cgil, Cis e Uil del Veneto avevano ritenuto il Protocollo calore della Regione insufficiente. Le misure che conteneva, a partire dalla mancanza di rinvio alla contrattazione collettiva, non erano adeguate a tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori esposti a temperature estreme. Da qui la decisione unitaria di non firmarlo e di richiedere invece un’ordinanza contenente misure specifiche come gli stop orari nelle fasce di massimo rischio.

“Le ondate di calore – dichiarano i segretari generali delle tre confederazioni territoriali, Tiziana Basso, Massimiliano Paglini e Roberto Toigo – sono ormai una realtà anche in Veneto, e non possiamo trovarci impreparati a gestirne le conseguenze, mettendo così a repentaglio la salute e la sicurezza dei lavoratori, soprattutto nei settori dell’edilizia e dell’agricoltura, della logistica ma anche per le attività indoor nelle fabbriche”.

Per questo si dicono soddisfatti della decisione della Regione, “che – da quanto ci risulta – coglie molte delle richieste delle organizzazioni sindacali: l’ordinanza, infatti, si applica nei casi in cui, nonostante l’adozione delle misure di prevenzione previste dalla normativa vigente e dalle linee guida regionali, permangano rischi rilevanti per la salute dei lavoratori derivanti dall’esposizione al calore. Attendiamo il testo definitivo, convinti che la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori sia la priorità da perseguire”.

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