Questo numero di LiberEtà si apre con un appuntamento importante: la Festa nazionale che si è svolta a Rovereto, il 10 e 11 giugno (clicca qui per l’anteprima). La copertina richiama proprio questo: il senso di una comunità che si incontra, si riconosce, torna a condividere idee, storie, memoria e partecipazione. È lo spirito di queste pagine. All’interno di questo numero, le pagine dedicate ai finalisti del Premio LiberEtà e di Spi Stories, che quest’anno ha scelto di interrogarsi sulle solitudini e sul bisogno di ritrovare comunità, gli incontri, i luoghi e gli ospiti della festa di Rovereto, da Lella Costa e Neri Marcorè, a Maurizio Landini e Tania Scacchetti. C’è poi l’intervista a Salvatore De Mola, presidente della giuria del premio Spi Stories, tra gli sceneggiatori più importanti della fiction italiana, che ci accompagna dentro il mestiere della scrittura tra creatività, adattamenti televisivi e nuove sfide poste dall’intelligenza artificiale.

Al centro del giornale celebriamo gli ottant’anni di un passaggio decisivo della nostra storia: il voto alle donne, la nascita della Repubblica, l’Assemblea costituente. Un anniversario che abbiamo voluto ricordare con il testo di Marianna Aprile, che riflette sulle promesse mantenute e su quelle ancora tradite nei confronti delle donne italiane, a partire proprio dalla conquista del suffragio universale. E lo facciamo anche ripercorrendo la lunga e difficile battaglia per il diritto di voto femminile, troppo spesso raccontata come una concessione improvvisa e non come una conquista ottenuta attraverso decenni di lotte, ostacoli e resistenze culturali.

Sempre a quel 1946 guardano le pagine dedicate alla fine della monarchia e alla nascita della Repubblica. Giuseppe Sircana ricostruisce giorni drammatici e decisivi per il Paese: il referendum del 2 giugno, le tensioni politiche, l’esilio di Umberto II e l’avvio del percorso costituente che avrebbe dato forma all’Italia democratica. La Costituzione torna poi al centro della riflessione nell’intervento di Cesare Salvi, che invita non soltanto a difendere la Carta, ma soprattutto ad attuarla davvero, rendendone concreti i princìpi sociali e democratici.

In questo numero Marco Brando analizza il ritorno di un vero e proprio “vocabolario di guerra” nel linguaggio quotidiano e mediatico: parole, espressioni e immagini che sembravano appartenere al Novecento e che invece tornano a occupare il dibattito pubblico, modificando il nostro modo di percepire i conflitti e la realtà. Non mancano, come sempre, le nostre pagine verdi, dedicate ai temi dell’ambiente, della sostenibilità e della qualità della vita e il nostro lunario.

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