Ancora uno sciopero che tocca certamente lavoratori e lavoratrici, ma anche cittadini e cittadine che non potranno usufruire dei servizi delle farmacie speciali o comunali. Si fermano infatti farmacisti, farmaciste e collaboratori di quelle aziende: sono 6 mila e rivendicano il rinnovo del contratto scaduto a fine 2024. Poche settimane fa, ricordiamo, avevano scioperato i dipendenti delle farmacie private, le ragioni della mobilitazione le stesse.

Lo sciopero nazionale delle farmacie comunali indetto da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs durerà l’intera giornata. La mobilitazione arriva al termine di un lungo confronto con Assofarm che non ha prodotto risultati soddisfacenti sia sul piano economico sia su quello normativo. Non solo, ma prima di convocare lo sciopero si è arrivati a registrare il fallimento della procedura di raffreddamento e conciliazione prevista dalla normativa.

Cosa chiedono i sindacati? Anzitutto il recupero del potere d’acquisto delle retribuzioni, che – come quelle dei dipendenti degli altri settori – è stato eroso dall’inflazione. E poi, tanto più che compiti e funzioni dei farmacisti sono notevolmente aumentati, la valorizzazione delle professionalità e il riconoscimento del ruolo sempre più centrale svolto dalle lavoratrici e dai lavoratori delle farmacie pubbliche nell’ambito della farmacia dei servizi e dell’assistenza sanitaria di prossimità.

“Sono tre i temi al fondo delle vertenze, sia quella delle farmacie private sia quelle che scioperano oggi”, spiega il segretario nazionale Filcams Marco Beretta: “Prima questione, le farmacie stanno diventando – e lo saranno sempre più – un presidio sanitario che andrà a integrare e sostituire pezzi del Servizio sanitario pubblico. Secondo tema: per fare il farmacista occorre studiare tanto, fare corsi specifici, ma chi vorrà farlo un domani se poi lo stipendio è quasi da commesso? Infine: le farmacie non sono un settore in crisi, anzi. Queste sono le tre questioni di fondo, l'aspetto contrattuale è correlato a loro”.

Stiamo parlando di un servizio pubblico, sempre più integrato nella sanità di territorio, dunque Filcams, Fisascat e Uiltucs, in vista dello sciopero, hanno promosso in tutto il territorio nazionale iniziative di sensibilizzazione e confronto con Regioni, Comuni e istituzioni locali, perché la vertenza non riguarda soltanto il rinnovo del contratto nazionale, ma il futuro stesso delle farmacie speciali e della rete dei servizi di prossimità. Una rete che negli ultimi anni ha assunto un ruolo sempre più centrale nell’assistenza territoriale, ampliando attività e funzioni, senza che ciò abbia trovato adeguato riconoscimento nelle condizioni economiche e professionali delle lavoratrici e dei lavoratori del settore, tanto che ormai fatica ad attrarre nuovi professionisti.

Per le tre sigle la vertenza sull’adeguamento delle condizioni di lavoro investe direttamente la qualità, la tenuta e la credibilità di un presidio pubblico essenziale, sempre più chiamato a rispondere ai bisogni di salute e di prossimità delle cittadine e dei cittadini.

“Valorizzare il lavoro nelle farmacie pubbliche significa difendere un presidio sanitario e sociale fondamentale per le comunità locali”, concludono Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs: “Per questo chiediamo ad Assofarm di riaprire un confronto che consenta di dare velocemente risposte concrete alle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori e di valorizzarne adeguatamente il ruolo”.