Per quarant’anni ha insegnato italiano e latino nelle scuole romane. Oggi Rita Paparello, ex docente in pensione, racconta una realtà diversa da quella che spesso si associa a chi percepisce un assegno considerato dignitoso. “Avevo qualche risparmio, l’ho dovuto utilizzare per pagarmi le cure e mi sono accorta che la mia pensione non basta più”.
Le liste d’attesa e il ricorso ai privati
A cambiare la situazione è stata la necessità di affrontare un lungo percorso fisiatrico. Le liste d’attesa della sanità pubblica, spiega, sono diventate incompatibili con i tempi delle cure. “Al Policlinico Umberto I mi ero sempre curata, ma oggi non fai più in tempo a ricevere le prestazioni necessarie. Così ho dovuto rivolgermi ai privati. Visite, trattamenti e persino i taxi per raggiungere i centri di cura hanno inciso pesantemente sul mio bilancio”.
La povertà che non si racconta
Paparello sostiene che il suo caso non sia isolato. “Molti pensionati vivono difficoltà economiche ma si vergognano di dirlo. C’è chi aspetta gli ultimi orari del mercato per spendere meno o chi continua a usare vestiti vecchi di decenni pur di non affrontare nuove spese”. Per l’ex docente servono interventi strutturali: meno tasse su pensioni, medicine e prestazioni sanitarie e un rafforzamento dei servizi pubblici territoriali. “Se chi vive queste difficoltà continua a tacere, non cambierà nulla”, osserva. Una riflessione che chiama in causa il rapporto tra invecchiamento, diritto alla cura e sostenibilità economica delle pensioni.






















