I miasmi del rigurgito fascista che sta sommergendo l’Occidente non si fermano più. Dagli assassinii a sangue freddo di inermi cittadini, “armati” di cellulare e civismo, nel teatro da civil war di Minneapolis, dove la tardiva rimozione dell’agente capo dell’Ice in mise da gerarca nazista, Greg Bovino, nulla toglie o mitiga rispetto agli omicidi di Stato dell’era Trump, si arriva alle marce degli skinhead tedeschi protetti dall’ala dell’Afd. E giù giù fino all’insospettabile Bassa padana del Piacentino. Dove le teste rasate – e vuote – di casa nostra hanno messo su un concerto per la remigration, l’ultima delle ridicole parole d’ordine partorite dai cervelli di gallina dell’estrema destra globale.

Un concetto – per fortuna alle nostre latitudini ancora solo un concetto – che definisce nient’altro che quello che il presidente americano sta attuando lì, con l’arresto e la deportazione forzata di decine di migliaia di migranti, tra cui moltissimi regolari e persino bambini piccoli, usati come esche per mettere in trappola i loro genitori. 

E si sa che il fascismo è un marchio di fabbrica tutto italiano che attualmente vede, tra le sue formazioni più attive, il Veneto Fronte Skinhead che, insieme a Casapound, alla rete dei patrioti e ad altri soggetti della stessa risma, ha organizzato una marcia a Piacenza, sabato scorso 24 gennaio, dietro allo slogan “Italia nazione, remigrazione”.

La locandina del concerto del 24 gennaio organizzato dall'estrema destra

Quella stessa sera la galassia nerissima aveva fissato un concerto, il “concerto North Italy”, presso un locale della provincia a Borgonovo Valtidone, prontamente smascherato il 20 gennaio dalla Cgil in una nota che, insieme ad Anpi e Europe for Peace, denunciava il tam tam sulle chat dell’estrema destra.

La nota di denuncia di Cgil Piacenza, Anpi e Europe for Peace

“Le formazioni coinvolte sono riconducibili alla scena musicale dell’estrema destra, neofascista e neonazista underground. Gruppi di questo genere da anni usano la musica come veicolo di propaganda ideologica, rafforzando reti e sensibilità estremiste e xenofobe e normalizzando simboli e linguaggi nostalgici di ideologie totalitarie attraverso testi che inneggiano a ‘identità etniche’ e alla supremazia di una presunta ‘cultura bianca’”, scriveva la Cgil.

La musica come strumento di diffusione di simboli, linguaggi e pratiche nostalgiche dell’odio razziale e totalitario, spiegava il sindacato. “Le subculture naziskin e White Power – di cui eventi analoghi hanno rappresentato in passato un punto di ritrovo per attivisti e gruppi di estrema destra – sono state monitorate perché considerate spazi di reclutamento e legittimazione di ideologie proibite dalla Costituzione italiana”.

Nel mondo musicale piacentino, e in particolare nella viva scena indipendente della Val Tidone, la reazione non si è fatta attendere: “Band e realtà culturali – ha scritto il Quadrato rosso – stanno protestando ed esprimendo forte dissenso per l’uso dell’arte e della musica come copertura per la diffusione di messaggi discriminatori, nostalgici di ideologie che hanno prodotto tragedie e violenze nella nostra storia”.

“Non è accettabile chiudere gli occhi di fronte a saluti e riferimenti simbolici che richiamano un passato di oppressione e violenza, in nome di un incasso. Dare spazio a tali contenuti equivale a legittimare narrazioni antistoriche e a utilizzare il tessuto culturale della nostra comunità per finalità politiche estremiste”.

Per questo l’Anpi, la Cgil Piacenza ed Europe for Peace hanno ribadito con forza che “l’arte e la musica sono strumenti di apertura, condivisione e relazione sociale, non veicoli di discriminazione e odio” e hanno invitato la cittadinanza e tutte le realtà musicali e culturali a partecipare al convegno del 23 gennaio dove storici, giuristi e ricercatori hanno spiegato, con dati e strumenti critici, perché le narrazioni della cosiddetta “remigrazione” sono bufale antistoriche e socialmente pericolose. “Difendere la comunità significa impedire che la cultura diventi strumento di normalizzazione di ideologie incompatibili con la Costituzione”.

La nota delirante dei gruppi di estrema destra

A questo punto, tuttavia, il concerto non è stato annullato, ma spostato in un altro locale, in un’altra zona di Piacenza. Nel giorno successivo all’evento, in una nota ufficiale, le formazioni di estrema destra hanno minacciato la Cgil e, facendo nomi e cognomi, i nostri colleghi Mattia Motta, ufficio stampa della Cgil piacentina, e Paolo Berizzi, da tempo nel mirino dell’estrema destra per il suo lavoro di denuncia, con libri e articoli, sulle attività dei neofascisti in Italia.

“Con il suo intervento polemico (e prettamente ideologico) la Cgil ha trascinato nel tritacarne lavoratori che nulla hanno a che fare con la nostra area politica – hanno scritto il Veneto Fronte Skinhead e gli altri –, imprenditori travolti da minacce e tentativi di boicottaggio solo per aver svolto il proprio mestiere. Imprenditori che, come da prassi succede in ogni locale simile, abitualmente riservano il locale a feste private senza per forza condividere le idee degli organizzatori”.

“Lo hanno fatto perché è il loro mestiere: non fanno politica, sono lì per lavorare al contrario di qualcun altro evidentemente. Ma Cgil e giornalisti come Mattia Motta e Paolo Berizzi hanno preferito anteporre le proprie ideologie alla tranquillità di un gruppo di imprenditori, mettendo a potenziale rischio anche la loro incolumità”. Ci fermiamo qui nella citazione, anche perché il seguito della nota è, via via, più delirante. Nell’esprimere la solidarietà ai colleghi attaccati e citati dall’estrema destra, registriamo ancora una volta che, a cento anni dal fascismo, rischiamo di essere punto e a capo.