Giustizia è stata fatta per E., addetta alle vendite di Sephora, nota catena di profumerie, licenziata con un provvedimento ritenuto illecito dal Tribunale che ha affermato che la lavoratrice aveva correttamente utilizzato i permessi previsti dalla Legge 104 per il suo stato di salute. Il Tribunale ha anche ritenuto che la lavoratrice era stata sottoposta a un controllo illegittimo su alcuni piccoli ritardi perché effettuato attraverso un monitoraggio illegittimo con gli orari risultanti dal dispositivo di allarme. Il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato de Marchis Gomez che insieme alla Filcams Cgil Roma Lazio, ha assistito la lavoratrice nel suo percorso.

La multinazionale di profumerie aveva contestato alla lavoratrice fragile l’utilizzo dei permessi previsti dalla Legge 104, a cui E. aveva diritto in quanto portatrice di disabilità grave, contestandole il diritto a usufruirne non per visite mediche, ma per svolgere altre attività. “Il giudice – sottolinea la Filcams nel comunicato – ha ricordato che per i lavoratori con disabilità, il permesso non è collegato esclusivamente alla cura, ma ha la funzione di consentire il recupero delle energie psico-fisiche e la socializzazione, in un’ottica di tutela della salute e integrazione sociale”.

E. era stata inoltre accusata di non aver rispettato gli orari di lavoro, “tenendo conto però non della timbratura del badge, ma dell’orario in cui veniva inserito l’allarme del punto vendita – si legge nella nota sindacale –. La difesa ha sottolineato l’utilizzo improprio dello strumento di sicurezza posto nel negozio, trasformandolo in uno strumento di ‘controllo occulto, abusivo e sproporzionato sulla prestazione lavorativa svolta dalla ricorrente’”.

Alessandra Pelliccia, segretaria generale Filcams Cgil Roma Lazio

Il tribunale ha quindi confermato l’infondatezza di entrambe le contestazioni e di conseguenza del licenziamento: “Sono molto soddisfatta di questo risultato – ha affermato E. –. Ho lottato con coraggio per il riconoscimento della mia dignità lavorativa e ora sono pronta per portare la mia testimonianza e continuare a battermi per un lavoro giusto, umano e rispettoso delle fragilità”. “Un successo legale – le fa eco il sindacato –che conferma un principio fondamentale: la dignità del lavoro e la tutela delle persone più fragili non sono elementi penalizzanti. Il reintegro è un segnale chiaro e potente che conferma l’importanza di battersi per i propri diritti, perché nessuna condizione di salute può trasformarsi in una colpa o può giustificare l’esclusione, la discriminazione”.

Soddisfazione, anche nelle parole di Alessandra Pelliccia, segretaria generale della Filcams Cgil Roma Lazio: “La storia di E. dimostra che la battaglia per il diritto alla reintegra nei casi di licenziamento illegittimo, portata avanti dalla Cgil negli ultimi anni, è ancora attualissima e merita di restare centrale: il nostro obiettivo, ogni giorno, è il rispetto e la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori e continuiamo a impegnarci al loro fianco per l’umanità del lavoro, con la certezza che insieme siamo più forti”.