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“Finalmente un’inchiesta fa piena luce su ciò che come sindacato denunciamo da anni: dietro il lavoro dei rider e il modello delle piattaforme come Glovo c’è un sistema di sfruttamento strutturato, che ha tutte le caratteristiche del caporalato, anche se mediato da un algoritmo”. A dirlo, Cgil e Nidil Milano, alla notizia dell’indagine della Procura e del decreto di controllo giudiziario nei confronti di Foodinho, società del gruppo Glovo.
Cgil e Nidil Milano: “Dati allarmanti e inaccettabili nel cuore dell’Europa”
“I dati emersi – che parlano di paghe in numerosi casi inferiori fino al 76-81% rispetto ai livelli minimi di povertà o della contrattazione collettiva – sono allarmanti e inaccettabili in un paese civile e nel cuore dell’Europa del lavoro”.
“Il fenomeno ‘caporalato digitale’ – proseguono Cgil e Nidil – non è un problema marginale ma una ferita aperta nel mercato del lavoro milanese e italiano e riguarda decine di migliaia di lavoratori, molti dei quali giovani, migranti e in condizioni di vulnerabilità. Ma le piattaforme ospitano anche lavoro professionale, qualificato e autonomo vero. Il problema nasce quando la tecnologia viene usata per aggirare i contratti, comprimere i salari e scaricare ogni rischio sui lavoratori più fragili”.
“Nidil e Cgil continueranno a sostenere con forza il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato per chi svolge quotidianamente consegne sotto gestione algoritmica, l’applicazione di salari dignitosi e l’estensione piena di diritti e tutele. Non si può più tollerare che il progresso tecnologico si trasformi in strumento di sfruttamento. Ormai è urgente superare definitivamente il modello del lavoro autonomo fittizio e dotare i rider delle stesse tutele di qualsiasi altro lavoratore”.























