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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni riferisce in Parlamento sulla guerra in Medio Oriente e il prossimo intervento al Consiglio Ue. Lo fa a 11 giorni dall’inizio del conflitto e solamente dopo i ministri della Difesa e degli Esteri. Meloni ha esordito al Senato con un appello all’unità tra maggioranza e opposizione, lei che si è mostrata sempre “divisiva” e “non ha favorito l’unità” durante il suo mandato, come ha fatto notare nel primo intervento del dibattito in aula il senatore a vita Mario Monti.
La guerra
La presidente ripete di non volere entrare nella guerra in corso, che, secondo la sua visione, ha la sua causa nei fatti del 7 ottobre, senza quindi attribuire alcuna responsabilità ai presidenti Usa e di Israele, Donald Trump e Benjamin Netanyahu, che hanno dato inizio ai bombardamenti sull’Iran mentre ancora i militari israeliani uccidono a Gaza nonostante il cessate il fuoco.
Altra conferma di una dichiarazione arrivata a diversi giorni dall’attacco a Teheran: l’intervento in Iran “è fuori dal diritto internazionale”, ma “il governo non è complice di decisioni altrui”, “né tantomeno isolato in Europa, né colpevole di conseguenze economiche che la crisi può avere su cittadini e imprese". In ogni caso, la presidente del consiglio ammette che "siamo di fronte a un’evidente crisi del diritto internazionale e al venir meno di un ordine mondiale condiviso".
Sul fronte dell'uso delle basi italiane, Meloni conferma che “dipendono da accordi che sono sempre stati aggiornati da governi di ogni colore", e "nel caso in cui dovesse giungere la richiesta, la decisione spetterebbe sempre al governo". Ma sarebbe affidata "al Parlamento".
Il Consiglio europeo
"Quando andrò a Bruxelles la settimana prossima lo farò per rivendicare con orgoglio ciò che l'Italia può e deve fare, per sé stessa e per l'Europa. Perché le crisi di oggi non ammettono né debolezze né ambiguità". Con questo spirito Giorgia Meloni affronterà il Consiglio d’Europa, al quale, da Roma manda un monito: “O trova il coraggio di difendere i propri confini, la propria libertà e il proprio benessere, o è destinata all'irrilevanza. In un mondo che non fa sconti a nessuno". Anche qui nessuna novità, in quest’ultima frase il cui contenuto è diffuso da tempo anche sulle bocche dei ‘comuni cittadini’.
All’interno del capitolo Ue, la presidente del Consiglio, nel farci sapere che "l'Italia prosegue nel percorso di rafforzamento della sua difesa, anche grazie all'approvazione dei finanziamenti agevolati previsti dal programma Safe (Security action for Europe), con l'assegnazione di 14,9 miliardi di euro a progetti selezionati”, conferma anche di privilegiare lo sviluppo di strumenti dual use, quelli utilizzabili a scopo militare e civile. Un nodo che è al centro delle attività di coloro che si battono contro la proliferazione degli armamenti, perché proprio attraverso il dual si fanno passare produzioni e progetti destinati alle guerre in corso.
La propaganda
Giorgia Meloni in ogni capitolo del suo intervento trova un modo per strizzare l’occhio a qualche fetta di elettorato, quello che sarà chiamato tra poco più di una decina di giorni a esprimersi sul referendum circa la riforma della Giustizia.
Parlando di Medio Oriente rassicura tutti: "Riguardo all'attuale aumento dei prezzi dei carburanti, il messaggio che voglio dare agli italiani, ma anche a chi dovesse pensare di sfruttare questa situazione per arricchirsi sulla pelle dei cittadini e delle imprese: consiglio prudenza. Perché – afferma protettiva – faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi compreso se necessario recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili"
E, ancora, alla faccia del green new deal, la presidente del Consiglio annuncia che "a livello europeo stiamo chiedendo, in attesa della revisione annunciata, di sospendere urgentemente l'applicazione dell'Ets alla produzione di elettricità da fonti termiche, cioè dal termoelettrico”. Ricordiamo noi che l’Ets comporta una serie di norme restrittive, anche per le imprese, volte a ridurre le emissioni di gas a effetto serra.
Quindi il grande cavallo di battaglia, lo spauracchio della “invasione” dell’Italia da parte degli immigrati. "È chiaro a tutti che crescente instabilità può significare anche possibili nuovi flussi - ha dichiarato -. Di fronte a questo rischio, a maggior ragione la posizione italiana non cambia: una cosa è la protezione umanitaria, che deve essere riservata a chi davvero la merita, come abbiamo dimostrato da ultimo nei confronti del popolo palestinese; altra cosa è l'immigrazione irregolare”.
Infine è andata dritta sul referendum del prossimo 22 marzo, o, meglio, sui magistrati. “I giudici revocano il trasferimento in Albania anche a chi stupra minori. Decisioni fuori dalle normative e dal buonsenso”, è tornata a dire Giorgia Meloni mentre i senatori del centrodestra si alzano in piedi e l’applaudono alla citazione di quello che al momento sembra il loro pericolo numero uno: la magistratura.
























