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La gestione della crisi è solo il primo passo, occorre una strategia. Per il futuro di Natuzzi serve un piano industriale che dia certezze a lavoratori e territori. È questa la posizione espressa dalle organizzazioni sindacali al termine dell’incontro che si è svolto oggi al ministero delle Imprese e del made in Italy, accompagnato da un presidio partecipato delle lavoratrici e dei lavoratori del gruppo. Al centro del confronto sono entrati due elementi nuovi: la composizione negoziata della crisi e la predisposizione da parte del governo di un protocollo che sarà presentato alle parti il prossimo 24 giugno.
Per Fillea Cgil, Filcams Cgil, Filca Cisl, Fisascat Cisl, Feneal Uil e Uiltucs il prossimo appuntamento dovrà entrare nel merito del documento annunciato dall’esecutivo. La presenza del ministro e il ruolo assunto dal dicastero vengono considerati una garanzia istituzionale importante, ma proprio per questo il protocollo dovrà andare oltre la gestione della fase di crisi dei prossimi mesi.
Occupazione, stabilimenti e produzioni da riportare in Italia
I sindacati chiedono che il confronto affronti i nodi strutturali della vertenza. Sul tavolo vogliono discutere il piano industriale, la destinazione dei volumi produttivi, il ruolo degli stabilimenti italiani, il rientro delle produzioni trasferite all’estero e gli investimenti necessari per rafforzare il distretto del mobile imbottito della Murgia.
Secondo le organizzazioni dei lavoratori, il protocollo dovrà definire obiettivi chiari e verificabili anche oltre il periodo della composizione negoziata della crisi. I prossimi mesi, sostengono, non possono trasformarsi in una semplice fase di attesa o di contenimento delle difficoltà finanziarie, ma devono servire a costruire una prospettiva industriale credibile e stabile per l’occupazione in Italia.
Le richieste al governo e all’azienda
Tra i punti considerati indispensabili figurano il mantenimento del perimetro industriale italiano, la centralità degli stabilimenti presenti nel Paese, la tutela dei livelli occupazionali e un monitoraggio periodico degli impegni assunti. Le sigle chiedono inoltre chiarezza sui volumi produttivi e sulle modalità di re-internalizzazione delle attività oggi svolte in Romania.
Per i sindacati non è sufficiente una dichiarazione di principio sulla volontà di mantenere una presenza produttiva in Italia. Occorre indicare con precisione quali investimenti verranno realizzati, quale organizzazione del lavoro sarà adottata, quali volumi produttivi saranno assegnati agli stabilimenti e quale prospettiva occupazionale verrà garantita ai lavoratori del gruppo.
Il 24 giugno appuntamento decisivo
Le organizzazioni sindacali confermano la disponibilità a un confronto di merito, ma chiedono che il protocollo non si trasformi in un atto formale privo di effetti concreti. L’obiettivo è fare in modo che diventi uno strumento capace di governare la vertenza e di garantire il rispetto degli impegni assunti dall’azienda.
Il prossimo incontro al ministero, fissato per il 24 giugno, sarà quindi un passaggio decisivo. Da quel documento dovranno emergere non solo le misure per affrontare l’emergenza, ma soprattutto il progetto industriale che Natuzzi intende costruire in Italia e il ruolo che avranno i lavoratori e gli stabilimenti del distretto murgiano nel futuro del gruppo.



























