“I licenziamenti vanno ritirati”. È quanto hanno chiesto i 125 lavoratori della Rotork Controls di Porcari (Lucca), scesi in sciopero mercoledì 10 giugno in seguito alla decisione della multinazionale britannica, attiva nella produzione di attuatori e sistemi di controllo per impianti industriali, di avviare nove esuberi nel personale amministrativo (tutte donne) sui complessivi 13 di quell’area.

I licenziamenti, operativi da ottobre, riguardano mansioni che verrebbero sia esternalizzate sia sostituite dall’intelligenza artificiale. Lavoratori e sindacato, infatti, affermano che sono già in corso affiancamenti con personale collegato dall’India e dipendente della multinazionale Wns, controllata dal colosso francese dell’intelligenza artificiale Capgemini.

Fiom Lucca: “Le nuove tecnologie non devono distruggere il lavoro”

“L'azienda deve recedere dai propri propositi e trovare una soluzione alternativa”, dice il segretario generale Fiom Cgil Lucca Nicola Riva: “Questi licenziamenti sono inaccettabili non solo perché vanno a discapito dell'occupazione e del reddito delle persone coinvolte, ma perché trasformano il lavoro realizzato qui in un'entità svolta dall'intelligenza artificiale, in questo caso in India e in Romania”.

Il segretario generale evidenzia che lo strumento delle nuove tecnologie, che dovrebbe “essere a disposizione delle persone che lavorano per ridurne i carichi e per migliorarne la vita, nella realtà sta togliendo il reddito e sta distruggendo il lavoro”.

Il piano aziendale

Nel corso del primo incontro, che si è tenuto martedì 9 giugno, sindacati e Rsu hanno chiesto alla società il ritiro della procedura. “Di contro – spiegano Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil – la direzione è rimasta rigidamente ferma sulle proprie posizioni, confermando la natura puramente finanziaria dell’operazione”.

Il piano di Rotork Controls, spiegano le tre sigle, prevede “l’esternalizzazione totale delle attività amministrative attualmente svolte a Porcari e la delocalizzazione di tali funzioni verso hub situati in India e Romania”. Un’operazione che “non risponde a crisi di mercato locali, ma fa parte di una cinica strategia internazionale del gruppo che sta colpendo tutti i siti europei, con l’unico obiettivo di abbattere il costo del personale”.

Fiom, Fim, Uilm e Rsu così concludono: “Questo modello di fare impresa, che considera i lavoratori come semplici numeri da tagliare sull’altare del profitto globale e che impoverisce il tessuto industriale e professionale del territorio. Non accetteremo che si licenzi per delocalizzare e massimizzare i profitti altrove”.