La settimana Collettiva, sette notizie in cinque minuti. Ogni settimana una nuova puntata. Uno sguardo giornalistico per capire cosa sta succedendo e perché ci riguarda.

(montaggio a cura di Ivana Marrone)

La vittoria del No al referendum

È arrivata la primavera. Non parliamo di meteo, però, ma di referendum.

Gli elettori hanno bocciato la riforma della giustizia proposta dal governo Meloni: il 53,7% ha votato No, con un’affluenza del 59%, un dato che non si vedeva da tempo per una consultazione referendaria. Un voto che ha avuto anche un forte significato politico. Tra i più contrari alla riforma ci sono stati i giovani: l’80% degli under 25 e il 61% degli under 35 ha scelto il No. Decisivo anche il contributo del Sud e delle grandi città: una bocciatura pesante nei confronti del governo a cominciare da Napoli che ha registrato un 75,5% di No. Un segnale politico chiaro: territori e nuove generazioni chiedono risposte concrete su lavoro, sanità e futuro del Paese.
Per dirla con le parole del segretario generale della cgil Maurizio Landini: “La Costituzione non si tocca, si applica Questo governo non rappresenta la maggioranza del paese. Pensavano di avere davanti un plebiscito, è venuta fuori una chiara domanda di cambiamento”.

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No King’s, a Roma la piazza contro le destre globali

E proprio dal risultato del referendum riparte anche la mobilitazione nelle piazze.

A Roma si balla e si lotta, è il fine settimana della manifestazione “No Kings”. Un concerto gratuito alla Città dell’Altra Economia venerdì 27 marzo e, oggi, sabato 28, un corteo nazionale. Un’iniziativa nata all’interno di un movimento internazionale con l’obiettivo di aprire uno spazio politico nuovo, composto da una pluralità di soggetti: “un’alleanza ribelle contro le destre globali e i nuovi re che, da Meloni a Trump, si avvalgono della violazione del diritto internazionale e delle libertà costituzionali”.

Spiegano gli organizzatori: l’obiettivo è dare continuità alla volontà popolare espressa nel referendum e contrastare quella che definiscono una deriva autoritaria, insieme alle politiche belliciste del governo. Una piazza che grida no all'autoritarismo, no alla guerra, no al riarmo, no al genocidio e no alla repressione.

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Allarme casa: 10mila persone senza fissa dimora

Ma se le piazze chiedono cambiamento, i numeri raccontano anche un’altra emergenza sociale che riguarda l’Italia.

Nel nostro Paese è sempre più grave l’allarme casa: oltre 10.000 persone sono senza fissa dimora. Si tratta di uomini e donne censiti in 14 città italiane: Roma è al primo posto con 2.621 persone, seguita dagli altri grandi centri. È il quadro drammatico fornito dall’Istat. La rilevazione è stata effettuata nella notte del 26 gennaio tra le persone con almeno 18 anni d’età nelle principali città metropolitane italiane. Ma lo stesso Istat specifica che questi numeri non rappresentano l’intero fenomeno. La ricerca riguarda solo 14 città e molte persone senza dimora non sono iscritte all’anagrafe o risultano residenti in altri comuni. Questo significa che la dimensione reale dell’emergenza è probabilmente ancora più ampia e difficile da quantificare.

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In Veneto diritto d’asilo inaccessibile

Una crisi sociale che si intreccia anche con un altro tema centrale: i diritti.

In Veneto il diritto d’asilo è di fatto inaccessibile. A dirlo sono due sentenze del Tar che parlano apertamente di una disfunzione strutturale nelle procedure per la protezione internazionale tra Venezia e Vicenza. Secondo i giudici, i ritardi non sono occasionali: persone che chiedono asilo sono costrette ad aspettare mesi, a volte anni, prima ancora di poter formalizzare la propria domanda. A portare il caso davanti ai giudici sono state diverse organizzazioni della società civile impegnate nella tutela dei diritti dei migranti, tra cui l’Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione, che da tempo denuncia le difficoltà di accesso alla procedura di asilo e ha promosso i ricorsi contro le Questure di Venezia e Vicenza. Un punto centrale riguarda poi la responsabilità amministrativa: la mancanza di personale o di mezzi, chiarisce il Tar, non può essere una giustificazione sufficiente quando è in gioco l’esercizio di un diritto fondamentale.

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Giornalisti e giornaliste in sciopero

E parlando di diritti e democrazia, vi sarete accorti del vuoto informativo di questa settimana.

Giornaliste e giornalisti italiani hanno nuovamente scioperato Il 27 marzo la stampa, i giornali online, le radio e le tv si sono fermate e torneranno a farlo anche il 16 aprile.

La parola chiave della protesta è dignità. Il contratto nazionale della categoria è scaduto da dieci anni e, nel frattempo, l’inflazione ha eroso circa il 20% del potere d’acquisto degli stipendi. Ma non è solo una questione economica, è in gioco anche l’indipendenza dell’informazione, sempre più fragile tra precarietà, lavoro a cottimo e ritmi produttivi sempre più serrati.

A Bagnoli il protocollo di legalità

E parlando di lavoro, diritti e legalità, un altro tema riguarda i grandi cantieri e la qualità dell’occupazione.

A Napoli è stato firmato il Protocollo di legalità per la bonifica e la rigenerazione dell’area di Bagnoli-Coroglio. Un progetto enorme che riguarda uno dei cantieri più importanti del Mezzogiorno e che avrà un ruolo anche in vista della America’s Cup del 2027. L’accordo introduce controlli più severi sugli appalti, il divieto di subappalto a cascata e strumenti di tracciabilità lungo tutta la filiera. Secondo la Cgil, si tratta di uno dei protocolli più avanzati contro dumping contrattuale e infiltrazioni criminali, ma anche di un banco di prova per la qualità del lavoro nei grandi cantieri.

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Cuba non è sola

La buona notizia della settimana arriva da oltreoceano e parla di solidarietà

A Cuba è arrivata la Flotilla Nuestra America carica di aiuti umanitari, destinati a sostenere la popolazione cubana alle prese con una grave crisi energetica, sanitaria e sociale causata dall’embargo statunitense. Ad accogliere la nave i volontari del convoglio europeo di solidarietà partito dall’Italia e presente sull’isola da metà marzo. I due gruppi si sono incontrati, passandosi una sorta di testimone per continuare a sostenere la popolazione in tutti i modi possibili perché, come hanno ribadito a gran voce, “Cuba non è sola”.

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Queste erano le sette notizie della settimana.
Sette storie per provare a capire cosa succede nel mondo del lavoro, nella politica e nella società. È La settimana collettiva. Noi ci sentiamo la prossima.