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Il congelamento dei 970 milioni di euro destinati al recupero degli alloggi sfitti dell’edilizia residenziale pubblica apre uno scenario preoccupante per il sistema abitativo italiano, già sotto pressione.
La denuncia arriva dalle organizzazioni sindacali Sunia, Sicet e Uniat in una nota in cui aggiungono: la sospensione del provvedimento, legata al contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e dal caro energia, rischia infatti di produrre effetti immediati e concreti su migliaia di famiglie in attesa di una casa.
Liste d'attesa più lunghe
Quali le conseguenze? “Il blocco delle risorse implica il prolungarsi delle liste d’attesa e il mancato utilizzo di una parte significativa del patrimonio pubblico, che potrebbe invece offrire una risposta concreta all’emergenza abitativa – scrivono i segretari generali Stefano Chiappelli, Sunia, e Fabrizio Esposito, Sicet, e il presidente di Uniat Pietro Pellegrini -. Una situazione aggravata dall’aumento del costo delle bollette, che colpisce in modo particolare i nuclei più fragili, spesso residenti proprio negli alloggi di edilizia pubblica”.
Aumento della morosità incolpevole
Il rischio principale è proprio un incremento della morosità incolpevole: sempre più famiglie si troveranno a dover scegliere se pagare l’affitto o saldare le utenze. Una scelta che, di fatto, non lascia margini e innesca un meccanismo pericoloso. Le difficoltà degli inquilini si riflettono infatti sui bilanci degli enti gestori, generando un circolo vizioso che indebolisce l’intero sistema dell’edilizia pubblica.
“Il rinvio del provvedimento, inizialmente previsto sotto forma di decreto legge con stanziamenti del ministero delle Infrastrutture a fondo perduto – prosegue la nota di Sunia, Sicet e Uniat -, viene quindi letto non solo come una battuta d’arresto ma come un potenziale fattore di aggravamento della crisi abitativa. In un contesto già segnato da difficoltà economiche diffuse, l’assenza di interventi immediati rischia di amplificare le disuguaglianze e di rendere ancora più fragile il sistema”.
Servono interventi strutturali
Per i sindacati degli inquilini quindi non bastano misure temporanee o annunci: servono interventi strutturali, investimenti concreti sul patrimonio pubblico e il rifinanziamento dei fondi per il sostegno all’affitto e alle morosità incolpevoli. “Il nodo centrale resta politico – concludono -: rimettere il tema della casa al centro dell’agenda, sbloccando le risorse disponibili e definendo una strategia organica sull’abitare. Senza un intervento tempestivo, il rischio è che la crisi non solo persista, ma si intensifichi, con conseguenze pesanti tanto per le famiglie quanto per la tenuta complessiva del sistema di edilizia residenziale pubblica”.






















