Conflitti dilaganti, nuovi imperialismi, guerre per le risorse. La soluzione? La propongono i giovani dei Friday for future Italia: abbandonare i combustibili fossili, cogliendo l’occasione per ripensare le nostre società ed economie.

È questa la ricetta proposta nella giornata di mobilitazione per lo sciopero per il clima indetto in tutta Italia per venerdì 27 marzo con lo slogan “Resistere al deserto”: iniziative in una decina di città, presidi, flash mob e cortei, una giornata per connettere vertenze territoriali alla crisi climatica globale.

Fonti fossili e guerre

Per i Fridays, combustibili fossili e guerra sono le facce della stessa medaglia, il pretesto e l’obiettivo gli uni dell’altra. “Prima il Venezuela, poi l’Iran e il Medio Oriente e nel mezzo la vicenda rocambolesca che ha riguardato la Groenlandia – spiega Carlo Mezzalama, attivista di Fridays for future –: sono tre Paesi che hanno a che fare con i cambiamenti climatici, il gas, il petrolio, le tre più grandi riserve petrolifere del mondo. In vista di un calo nei prossimi anni delle loro riserve, che certo ancora non scarseggiano, gli Usa vanno a prendersi le riserve di combustibili di altri Paesi, con alle spalle una schiera di aziende che hanno le tecnologie per estrarle. La guerra in Iran ha scatenato un effetto a catena e ha fatto sì che il nostro secondo fornitore di gas, Il Qatar, fosse bombardato da un giorno all’altro. E intanto il blocco dello stretto di Hormuz ha strozzato il trasporto del gas. Gli Stati Uniti sono così diventati il nostro primo fornitore”.

Accelerare la transizione

Contrastare quindi il cambiamento climatico, programmando concretamente la fuoriuscita dalle fonti fossili, le principali responsabili delle emissioni, è un obiettivo fondamentale per preservare la vita umana ma anche per acquisire l’indipendenza energetica.

“Accelerare la transizione a un sistema 100 per cento rinnovabili è l’unica soluzione per garantire la sicurezza energetica – scrive in una nota la Cgil nazionale, che conferma il sostegno alla mobilitazione del 27 marzo -, il contenimento dei costi, il contrasto alla povertà energetica e la ripresa della competitività delle imprese, anche sostenendo la ricerca, l’innovazione tecnologica e lo sviluppo delle filiere strategiche nella transizione. Il governo italiano, invece, ostacola testardamente lo sviluppo delle rinnovabili e il Green Deal europeo, per difendere il sistema fossile e alimentare l’illusione di un ritorno insostenibile e antidemocratico al nucleare. Le politiche europee si stanno riorientando al riarmo e alla riconversione bellica dell’industria, penalizzando il Green Deal”.

Resistere al deserto che avanza

Cosa verrà dopo la guerra all’Iran? Si chiedono i ragazzi dei Fridays for future, che aggiungono: i combustibili fossili devastano la Terra e causano guerre e distruzione, mentre la transizione ecologica è oggi la più potente arma di pace a disposizione.

“Per trasformare questo sistema dalla radice abbiamo bisogno di tutti – affermano -, per questo scendiamo di nuovo in piazza, per resistere a un deserto che avanza, fisico, politico e morale. E per costruire una società più giusta, dove arrivare a fine mese non sia un privilegio, dove non ci si debba preoccupare della prossima bolletta e della prossima spesa. Lasciare i combustibili fossili conviene a tutti, tranne che allo 0,1 per cento che resta aggrappato al potere”.

Un Green Deal al ribasso

E invece in Europa il Green Deal arretra. Sulla carta l’impegno alla neutralità climatica e alla riduzione delle emissioni del 90 per cento al 2040 è confermato, ma rischia di restare solo un auspicio a causa delle disposizioni del nuovo regolamento che ne mina l’efficacia.

I segnali ci sono tutti. In particolare, l’approccio tecnologicamente neutro, senza programmare l’uscita dalle fonti fossili, il riconoscimento del contributo dei crediti internazionali, il posticipo di un anno per il sistema Ets nei settori dell’edilizia e dei trasporti stradali e il ruolo dei carburanti a basse emissioni di carbonio nella decarbonizzazione del trasporto su strada oltre il 2030, anziché puntare sull’elettrificazione.

Flotille contro le guerre

“Scendiamo in piazza ora che sta diventando certo l'aumento di temperatura media globale di 1,5 gradi dall'epoca preindustriale – conclude Carlo Mezzalama dei Fridays – e che gli effetti della crisi climatica, che sta avendo una forte accelerazione, sono presenti e sempre più tangibili. Lo stato di emergenza permanente legittima il ritorno al fossile, la deregolamentazione della produzione, lo sfruttamento del lavoro, la repressione. Per questo dobbiamo resistere. La mobilitazione inizia nelle piazze il 27 marzo con lo sciopero per il clima e prosegue il 28 a Roma per la mobilitazione Together No Kings. E non si fermerà finché le nostre flotille contro la loro guerra saranno in viaggio”.