“Siamo partiti in 110”. È da questa frase, consegnata dai superstiti arrivati a molo Favarolo, che prende forma l’ennesima tragedia consumata nel Mediterraneo centrale. Trentadue persone sono sopravvissute al naufragio avvenuto in acque Sar libiche, ma il racconto dei naufraghi lascia temere un bilancio devastante: circa ottanta dispersi, inghiottiti dal mare prima dell’arrivo dei soccorsi.

Secondo le prime ricostruzioni, il barcone in legno, lungo fra i 12 e i 15 metri, era salpato dalla zona di Tripoli, o secondo altre testimonianze da Tajoura, nella notte tra venerdì e sabato. A bordo c’erano soprattutto persone provenienti da Bangladesh, Pakistan ed Egitto.

I soccorsi tardivi

Dopo ore di navigazione, il mare mosso avrebbe provocato infiltrazioni d’acqua fino al ribaltamento dell’imbarcazione. I migranti sono rimasti in acqua a lungo, finché non sono stati intercettati e soccorsi dalla motovedetta Cp327 della Guardia costiera, affiancata dalle navi Ievoli Grey e Saavedra Tide. Recuperati anche due cadaveri.

I superstiti, 31 uomini e un minore non accompagnato, sono stati trasferiti nell’hotspot di Lampedusa. Sono tutti in forte stato di choc. Verranno ascoltati nelle prossime ore, quando le loro condizioni lo consentiranno. Per adesso sono stati sottoposti ai controlli medici e assistiti dopo ore passate in mare aperto, aggrappati a una possibilità di salvezza diventata ogni giorno più fragile.

Save the children. “L’Europa assente”

Durissimo il commento di Save the Children: “Nel giorno di Pasqua, che per molte persone rappresenta un tempo di rinascita e speranza, ci troviamo invece a piangere nuove vite spezzate al largo della Libia”. L’organizzazione ricorda che dal 2014 sono quasi 34.500 le persone morte o disperse nel Mediterraneo e che solo dall’inizio del 2026 le vittime sarebbero già oltre 800. Un bilancio che trasforma il confine sud dell’Europa in una fossa comune.

Dietro i numeri c’è una verità politica che non smette di gridare. “L’assenza di un meccanismo europeo coordinato di ricerca e soccorso continua a costringere migliaia di persone a intraprendere rotte sempre più pericolose”, denuncia ancora Save the Children, chiedendo canali regolari e sicuri d’ingresso e un sistema strutturato di soccorso nel Mediterraneo.