Sono circa 5 milioni le persone costrette a lavorare a Pasquetta e l’elenco delle categorie di lavoratori coinvolti è lungo. Il conteggio si basa ancora sui dati dello scorso anno, ma certo è che la categoria che anche quest’anno è maggiormente coinvolta è quella di alberghieri e ristoratori, vista la propensione degli italiani ad approfittare delle vacanze pasquali per concedersi una vacanza o un pranzo fuori casa.

Poi seguono sanitari, farmacisti, addetti al commercio, statali, militari, forze dell'ordine, lavoratori dei trasporti e anche della cultura (pensiamo ai musei aperti), dello spettacolo, del soccorso stradale, della sicurezza privata, delle imprese funebri, badanti, manutentori degli impianti che ci riforniscono di acqua e gas, lavoratori di impianti industriali a ciclo continuo, operatori ecologici e potremmo andare avanti ancora.

Festivo mica tanto

Molti di loro sono chiamati a lavorare anche durante le altre festività annuali ed è previsto che per il lunedì dell’Angelo spettino loro maggiorazioni contrattuali o un giorno di riposo compensativo, o entrambi, a seconda del loro contratto nazionale di lavoro.

La gran parte di chi oggi non fa festa è composta da lavoratori dipendenti e la loro concentrazione è principalmente nelle regioni a maggiore vocazione turistica. Se invece si considerano anche i lavoratori autonomi, a contarne di più sarebbe la Lombardia seguita da Lazio, Veneto ed Emilia Romagna.

Da tempo, soprattutto da quando molti esercizi commerciali hanno iniziato a rimanere attivi anche domeniche e festività, queste aperture suscitano una serie di riflessioni, oltre a prese di posizione dei sindacati. Le ultime in ordine di tempo, sono arrivate il venerdì santo.

Sciopero di Pasqua

Filcams Cgil e Uiltucs Toscana, le sigle del commercio, anche quest’anno hanno proclamato uno sciopero nei giorni di Pasqua e Pasquetta per “restituire valore al tempo delle persone” e perché, si ricorda, “lavorare nei festivi non è obbligatorio”. Le rappresentanze sindacali unitarie e le organizzazioni sindacali della Grande Brera (Pinacoteca, Biblioteca Braidense, Cenacolo e Mnad) hanno invece deciso di dire no alla firma di accordi per le aperture festive dei musei.

Necessari o superflui, questo è il problema 

La riflessione più comune ci porta a operare un distinguo tra quelle categorie di lavoratori che svolgono mansioni che non consentono realmente uno stop e quelli che invece appartengono a settori senza l’attività dei quali i cittadini non corrono pericoli o subiscono gravi disagi.

Per esemplificare: i cittadini non smettono di ammalarsi, o di rompersi un arto nei giorni festivi, e nemmeno le tubature di gas e acqua di guastarsi, come non cessa il diritto di essere informati su quanto sta accadendo in Italia e nel mondo (per citare la categoria di noi giornalisti). Anche qui l’elenco potrebbe allungarsi assai ed è evidente come in tutti i questi casi ci siano persone il cui lavoro, a prescindere dalla festività, è assolutamente necessario.

Il pranzo degli altri

Ci si chiede però se, ad esempio, sia davvero così fondamentale andare il giorno di Pasquetta a comprare il pane o la marmellata, un paio di jeans o di scarpe, tutte attività pianificabili che possono essere svolte durante i giorni feriali o precedenti alle festività.

Non dimentichiamoci poi dei rider che, durante il lockdown dovuto all’epidemia da Covid, ci hanno consentito di avere la spesa a casa, o un pasto diverso che potesse ricordarci una cena al ristorante. A Pasquetta, però, nessuno di noi è costretto alla clausura forzata e i rider, per altro sottopagati e spesso sfruttati, potrebbero tranquillamente godersi un giorno di festa senza arrecare danni. 

Acquistare sempre e comunque

La chiave consumistica può servire a leggere l’usanza ormai consolidata di una serie di esercizi sempre aperti (ricordiamo anche l’esperimento, seppur fallimentare, di supermercati aperti h24). I grandi e medi proprietari di esercizi sembrano fare leva sulle dimenticanze dei cittadini, oppure sul fatto che, si sa, se vediamo un supermercato aperto ci viene sempre in mente che qualcosa ci manca e lo dobbiamo subito acquistare, festa o non festa.

E poi c’è la concorrenza: cinesi, bangladesi, magrebini e mediorientali molto raramente sono cattolici e le loro botteghe non le chiudono mai, dandoci la possibilità di acquistare al volo, la frutta, la verdura, il dentifricio che ci manca. Per taluni, per chi si è fatto convincere che l’immigrazione sia un’invasione e il peggior male che assilla il Paese, è meglio non farsi fregare, perché è anche così che “rubano il lavoro degli italiani”. Ma questo forse è marginale.

Libera scelta?

E ancora, ultima ma non ultima, c’è la questione della volontarietà. Come dicono i sindacati del commercio toscani di Cgil e Uil, per alcune categorie “lavorare nei festivi non è obbligatorio”. Purtroppo ancora ai tempi nostri non per tutti i lavoratori è così semplice rispondere negativamente alle richieste di un datore di lavoro o di un capo reparto.

Complice la precarietà e anche il cosiddetto lavoro grigio, porre un rifiuto a chi firma la busta paga o la proroga di un contratto a tempo determinato può essere una scelta che comporta per il lavoratore conseguenze negative, circostanza più sostenibile quando invece l’azione è portata avanti unitariamente da tutti i dipendenti, preferibilmente insieme al sindacato. Ma, si sa, dividi et impera è il motto dei nostri tempi.

Benché non sia sempre immediato da comprendere per chi, come chi scrive, si trova in situazioni lavorative e contrattuali stabili e libere, ci sono lavoratori e lavoratrici ai quali la maggiorazione festiva, anche se non elevata, fa davvero comodo in uno stipendio che non permette certo lussi. E soprattutto non bisogna scordare che talvolta occorre davvero coraggio per opporre un no e fare valere i propri diritti, soprattutto in condizioni di fragilità contrattuale.

Buon lavoro, ma preferiremmo incontrarvi al pic-nic

Auguriamo allora buon lavoro alle donne e agli uomini che oggi ci venderanno un analgesico o ci somministreranno le cure in ospedale, a chi aggiusterà un guasto alla rete elettrica, a chi ci permetterà di andare al cinema o di vedere una mostra. A chi ci servirà antipasto-primo-secondo-dolce-caffè-ammazzacaffè al ristorante o a casa, a chi starà con i nostri anziani mentre facciamo il pic-nic. A chi condurrà bus e treni e a chi ci recupererà in autostrada (i numi non vogliano) mentre la nostra auto è in panne. W anche chi, sacrificando obtorto collo un giorno di riposo e festa, supplirà alle nostre “dimenticanze” e soddisferà i nostri capricci.