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Il Tribunale di Bari ha condannato 12 militanti baresi di CasaPound per i reati di riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista in violazione della Legge Scelba del 1952 che vieta la ricostituzione del partito fascista e la manifestazione del disciolto partito fascista, con privazione dei diritti politici per cinque anni. Sette di loro sono stati condannati anche per lesioni. Ai primi cinque è stata inflitta la pena di un anno e sei mesi di reclusione, agli altri sette, due anni e sei mesi di reclusione. In 17, cinque assolti, erano imputati per l’aggressione ai danni di alcuni manifestanti di sinistra avvenuta al quartiere Libertà nel capoluogo pugliese il 21 settembre del 2018 convocata per una contestazione alle politiche di immigrazione del ministro dell’Interno dell’epoca Matteo Salvini. Tra i presenti in aula Eleonora Forenza, europarlamentare di sinistra, una delle vittime dell’aggressione.
Ficco, Cgil Bari: “Il governo si preoccupi di questi estremisti reazionari e violenti”
“Le condanne inflitte dal Tribunale di Bari sono l’ennesimo segnale di un allarme relativo all’attività della destra radicale, xenofoba e violenta, da sempre sottovalutato da questo governo che potremmo definire connivente”. È il commento del segretario generale della Camera del Lavoro Metropolitana di Bari, Domenico Ficco, alle pene inflitte – fino a due anni e sei mesi – in applicazione della Legge Scelba e comminate oggi per la prima volta nella storia del Paese.
“Da Bari città medaglia d’oro della Resistenza arriva un messaggio chiaro sulla natura di questi aggregati – aggiunge Ficco -. È preoccupante e scandaloso evidenziare come all’attacco spropositato di questo governo alla libertà di manifestare nel Paese, addirittura richiamando il rischio di un ritorno delle Brigate Rosse, si contrappone un permissivismo nei confronti di sigle come Casapound, che qualche deputato di destra voleva addirittura ospitare qualche giorno fa nella sala stampa della Camera, nel cuore delle istituzioni della Repubblica nata dalla lotta antifascista. E che da anni impunemente occupa un enorme edificio pubblico a Roma senza che i ripetuti appelli allo sgombero da parte dei movimenti democratici e antifascisti siano mai stati accolti”.
“Piuttosto che ricorrere alla propaganda per ridurre al silenzio spazi e voci democratiche di dissenso sociale, come vogliono fare Meloni, Piantedosi e tutto il governo – conclude il segretario generale della Cgil barese –, piuttosto che perseguire riforme costituzionali che provano a portare il controllo dell’azione giudiziaria sotto la sfera della politica, si preoccupino di queste forme pericolose di estremismo reazionario e violento, che propagandano xenofobia cavalcando paure sociali, che organizzano attacchi violenti e squadristi a manifestanti pacifici, come dimostra la sentenza del Tribunale di Bari”.

























