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L’Italia è un Paese che invecchia velocemente. Sono sempre meno le nascite e la popolazione è composta in larga parte di persone anziane. Questo rovescia tutto e necessita di una trasformazione della società, dal sistema pensionistico all’assistenzialismo. Stiamo diventando la società degli anziani e per sopravvivere abbiamo bisogno di trasformarci.
Cala la natalità e sono sempre di più le persone che vivono sole
Nel corso di appena un anno (dal 2023 al 2024) c’è stato un calo demografico di 27mila persone. Le nascite, in diminuzione progressiva, sono state 369mila. Le donne fanno sempre meno figli e sempre più tardi. L’età media in cui si fa il primo figlio è di 32 anni e ogni donna è passata dall’avere una media di due figli a quella di uno in tutto l’arco della vita. Le ragioni sono da ricercarsi non solo in un cambiamento culturale che dà oggi molto più spazio alle possibilità di realizzazione personale, ma anche, in parte, nelle condizioni di ingresso nel mercato del lavoro che, oltre ad essere critiche, sono sempre più slittate in avanti perché le persone scelgono di dedicare i primi anni della vita adulta agli studi. In linea con questa tendenza, sono in crescita anche le persone che decidono di stare sole (o che si trovano a stare sole). Ad oggi, nel nostro Paese, i nuclei familiari composti da una sola persona sono più numerosi delle coppie (il 36,2% contro il 28,2%). Aumenta anche il numero di “monogenitori”.
Presto le nascite saranno meno dei decessi
Il risultato di questo cambiamento nella struttura della nostra società è che l’età media della popolazione è in aumento e sfiora oggi i 47 anni. Se un tempo, dunque, la parte più consistente della popolazione era quella dei giovani, oggi la piramide anagrafica è quasi completamente rovesciata. La fascia d’età media è quella più popolosa e presto, fisiologicamente, si sposterà verso la terza età. Si stima che al 2050 la popolazione italiana sarà di 54,7 milioni di abitanti e che gli over 65 passeranno dal rappresentare l’attuale 24% della popolazione al 34%. Calerà, dunque, anche la popolazione attiva (ovvero in età da lavoro) dal 63,5% al 54,3%. Anche sul piano della natalità, le coppie con figli passeranno dall’essere le attuali 3 su 10 ad 1 su 5. Ed entro il 2080 avremo uno sbilanciamento netto e preoccupante tra nascite (20,5 milioni) e decessi (43,7 milioni).
Record di occupazione? Non è proprio così
Ma allora perché si sente spesso dire che l’occupazione è in aumento? Perché il Governo Meloni vanta un’occupazione record e una riduzione senza precedenti della disoccupazione? La risposta, in realtà, è molto più semplice di quanto pensiamo: perché diminuisce la popolazione. E al contempo il traguardo sempre più spostato in avanti della pensione costringe le persone over 50 a restare più a lungo nel mercato del lavoro. Ecco perché, al di là degli slogan elettorali, l’attuale governo non è stato capace di mettere mano alla Legge Fornero sulle pensioni per una riforma concreta. Se guardiamo ai dati, ci dicono esattamente il contrario: dal 2004 al 2014 l’occupazione giovanile è calata di 1,3 milioni.
Le sfide a cui non possiamo sottrarci
Questo ci pone di fronte a una sfida inevitabile: il nuovo sistema di welfare, di salute pubblica e di assistenza, oltre che quello pensionistico e quello delle politiche abitative, necessitano di una profonda e sostanziale trasformazione che tenga conto di una popolazione sempre più composta di anziani che un giorno saranno non autosufficienti e avranno bisogno di cure e di un reddito per potersi sostenere. Cruciale è, fin da subito, attuare delle politiche strutturate sulla popolazione attiva: su tutte quelle giovani e quei giovani in età da lavoro che è assolutamente necessario entrino a far parte del tessuto produttivo del Paese. Per il momento, invece, stiamo andando nella direzione opposta. Il numero di inattivi, che non studiano e non lavorano, è di ben 6 milioni. E tra il 2014 e il 2023 oltre 1 milione di persone è emigrato per trovare fortuna altrove. Si tratta di giovani che il Paese ha formato e che oggi contribuiscono al tessuto economico fuori dai nostri confini nazionali.
Non abbiamo scelta: dobbiamo invertire la rotta. La transizione demografica, quella digitale e - non ultima - quella ecologica ci pongono di fronte alla necessità di cambiare. E per farlo abbiamo bisogno di molte meno passerelle elettorali e di politiche che guardino con astuzia ai prossimi decenni.






















